La poesia corrompe le dita che scrivono. Cadono
dalle braccia, frutti putridi, e infettano la bianca
terra dell’aurora. Leggo il verso interrotto
della malattia. Ricostruisco il finale della poesia,
l’evocazione del corpo febbricitante; e abbraccio
la donna pallida che la poesia occulta, “Ti amo”, le
dico. Lei si spoglia nell’oscurità della memoria, lasciando
dietro di se un’ombra di antichi lenzuoli. La luce
del mezzogiorno, sento, ha cancellato quell’immagine; e rivela il rosso delle labbra da dove scorre
il limpido riso dell’amore –
pomeriggio in cui le finestre sbattono; e un
vento interrompe la conversazione degli amanti; e
il mare si congeda dall’agosto con le maree
vive che l’abitudine ignora.

foto: Rico Cavallo-Brand new day, 2010

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