[Lietocolle ha da poco pubblicato i Dialoghi con Brodskij di Salomon Volkov, a cura di Gala Dobrynina. In questi dialoghi raccolti nell’arco di quindici anni, Iosif Brodskij racconta la sua infanzia nella Leningrado della guerra, la vita di poeta clandestino, la detenzione nei manicomi sovietici, la sorveglianza del KGB, l’espulsione dall’Unione Sovietica e l’emigrazione negli Stati Uniti, i rapporti con Auden, Achmatova, Frost e Cvetaeva. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1998, tradotto successivamente in molte lingue, il libro per la prima volta appare in Italia. Ne anticipiamo alcune pagine].

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Volkov: Iosif, le vorrei chiedere del processo del 1964, dei suoi arresti e della sua permanenza nei manicomi sovietici. So che non le piace parlarne e che spesso si rifiuta di rispondere quando le chiedono di questo argomento. Ma noi stiamo parlando di Leningrado, e per me il caso Brodskij e il processo fanno parte dell’atmosfera di Leningrado di quegli anni, quindi, se non le dispiace…

Brodskij: Sa, Solomon, non sono né pro né contro. Ma non ho mai preso seriamente questo processo: né durante il suo svolgimento, né dopo.

Volkov: Perché all’improvviso si è messa in moto tutta questa macchina repressiva? Perché proprio Leningrado, perché lei? Infatti, dopo la campagna contro Pasternak nel 1958, le autorità sovietiche, per un certo periodo, avevano smesso di inventare nuovi processi contro gli scrittori. Cosa pensa che ci fosse dietro tutto questo?

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