Sono io quella donna cresciuta a latte intero
preso da una ragazza orfana di madre.
Mi nutrivo attaccata a quei seni vergini
un concentrato di pascoli e lava
vulcanica, che scendeva dentro la mia culla.
La nostra relazione non era sempre dritta
ma ho camminato sulla strada del suo vivere.
Quello che sto facendo ora è ricordare
la forma del suo corpo, una matassa
intricata di fili. I piedi piccoli non toccavano
il pavimento quando sedeva, erano ancora belli
nonostante le corse su campi minati.
I riccioli scuri sul viso dove il tempo
sarà passato lieve. È come restituire la sua figura
a un mondo che fagocita memoria.

Senza titolo-1

Angelo Facchini, Solitario