La Resistenza dell’Impero (LietoColle 2016) è poema anagogico e antimoderno, radicalizzato sulla struttura formalizzante situata all’incrocio tra metafisica, metapolitica, temporalità biografica ed elaborazione della morte. Ha l’ambizione di risolvere il conflitto tra Esistenza ed Essere a vantaggio della rappresentazione della forma contro l’informe, dell’identità contro l’alienazione, dell’aver amato contro l’aver dimenticato. Organizzandosi sulle strutture di spazio, anziché su quelle di tempo, il poema tenta di instaurare un’epica dell’identità opposta alla dissolvenza prodotta dall’alterità. Conseguenzialmente ha come propri i temi del Divino, della Bellezza, della Proprietà, intesa come riconoscimento di sé, e del Bene.

[product_attribute attribute=’autore’ filter=’Zizzi-Michelangelo’]

 

alcune poesie

Sono come il trascorrente l’azzardo remoto
di ogni allegoria
ma vi passo
poi che l’Impero la mota smottò
componendo una forma al tornio
segreta per nume, nome, modo.

Stato.

 

*

 

Dalla galera i complici lanciano occhiate a rate
tra le non rade grate di sbarre.
Qui non si vede che un monaco,
un savio pare forse che il saio
rastrema in una luce di gloria,
lo si vede che passeggia con sbirri
nei cortili incantati dalla pioviggine,
il volto trapassa nel pertugio da sauro
con occhi a lato verso l’alba
orior che dalle pietre fitte si sporge
nell’antichità di rettile degli arredi
d’ombra d’oblò del carcere.
Sa le parole che mancano all’opera, sa e non dice.

 

*

 

Ad Alessio Caliandro
Via dei Fori Imperiali, alla sera, s’aprì con la pioggia delle nove
i bovi mugghiavano in rari corni feriali in lontane contrade
che non avremmo raggiunto ormai mai. Forse.
Noi lasciati all’incuria di pochi passi condominiali
non avevamo che pochi reperti
e neppure un’aguglia recipiente il sole:
solo l’acqua forse delle minimali rogge, o recite d’acqua, brine
che scavano come l’ellissi del desiderio
nel ctonio battere delle cose già morte
o il catino avevamo, vicino al balcone che rintocca
in campane zen per ogni periferica nozione.
Lo zero ti rende insussistente se pensi alla materia.
Ma quello scroscio, quel pleonasmo che rovescia
di acque va ingravidando le polveri
e ricorda una vita sotterranea celata sotto l’orma
quel dolente sonante pomeriggio dello splendore
di suoni di trionfo e dei cavalli musicali per zoccoli di vittoria.