(…) A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, in entrambi i Poli, dove sarei se non in me stesso, e nella stessa sfera delle mie sensazioni?
La vita è quel che decidiamo di farne. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma quello che siamo.
La modernità è l’evoluzione degli specchi, e i guardaroba.
Siamo diventati degli esseri vestiti, sia nel corpo che nell’anima. E poiché l’anima si adatta sempre al corpo, si è venuto a creare un abito spirituale. Si è sostanzialmente passati ad avere un’anima vestita, così come si era passati – da uomini, nel senso di corpi – alla categoria di animali vestiti. Non è soltanto il fatto che il nostro abito diventa parte di noi. È anche l’artificiosità di questo abbigliamento e la sua curiosa caratteristica di non avere quasi nessun rapporto con gli elementi di eleganza naturale del corpo e dei suoi movimenti.
Se mi chiedessero di dare una spiegazione di tipo sociale a questo mio stato d’animo, risponderei indicando, muto, uno specchio, un appendiabiti e una penna intinta d’inchiostro (…).

foto: Ciro Seccia-Specchi, 2009

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