Non c’è Festival letterario che sostenga la poesia più di Pordenonelegge. Motivo per cui la manifestazione è quasi più popolata da autori in versi che da narratori. Uno spazio, quello della poesia, che da sempre si divide tra gli incontri serali alla Loggia del Municipio e la Libreria della Poesia, oltre a nuove location ideate addirittura nel bucolico paesaggio del fiume Noncello. E l’attenzione c’è, attiva e vivace, con sale straordinariamente gremite. Quest’anno la palma del “dibattito acceso” è andata a Davide Rondoni e Hermann Grosser che hanno affrontato il tema della didattica da fronti opposti, più accademico l’uno, più artistico l’altro. Ed è difficile dare torto a Rondoni quando dice che: «La storia della poesia insegnata ai ragazzi nelle scuole, si rivela un fallimento». Molta attenzione ha avuto anche la poetessa romana Patrizia Cavalli, per la lettura della sua traduzione shakespeariana edita da Nottetempo. Attesa perché, appunto, i reading di Cavalli sono rari e l’autrice, al pari di ciò che è stata Merini o ciò che è Valduga, è circondata da quell’aurea mitica di irraggiungibilità. Invece a Pordenone Cavalli è stata piuttosto generosa, con letture appassionate, soprattutto sulla “Dodicesima notte”.

A disquisire di poesia e del suo effetto pratico sulla vita, anche Chiara Fenoglio e Silvia Lutzoni mentre la Casa Editrice Gaffi Italo Svevo lancia il libro inedito del grande poeta Giorgio Caproni “Sulla poesia”. E poi altri maestri: Maurizio Cucchi presente con l’Oscar, l’antologica che riassume quarant’anni di poesia, presentata da Alberto Bertoni, mentre Roberto Galaverni ha introdotto altri autorevoli poeti: Vivian Lamarque, Rosita Copioli, Cristina Annino, Roberto Mussapi. Ma Pordenonelegge ha fatto di più: da quest’anno infatti è attiva anche la collana Gialla Oro, in sinergia con Lietocolle, inaugurata proprio in occasione del festival e che ha tutte le intenzioni di farsi notare, anche per i nomi in catalogo come Gian Mario Villalta, Luciano

Cecchinel, Maria Grazia Calandrone e la più giovane Gaia Danese. La poesia più performatica è stata appannaggio di Lello Voce con il suo disco-libro “Il fiore inverso”, mentre i poeti più lineari hanno invaso la Loggia ogni sera, a chiusura delle giornate letterarie.

Mary Barbara Tolusso