(…) Al poeta, questa creatura votata all’oblio, piace intavolare discorsi col mostro supremo, con lo specchio, in cui si vede moltiplicato e immensamente colmo di moltitudine. Ma per il poeta l’estasi è preclusa, può solo farne caricatura. Ebbro della sua adolescenza e del suo divenire, questo strano genere di artista è davanti a un tempio in cui non può entrare, ma di cui intravede forme, intuisce gemiti, avverte musiche.
Vuole la trascendenza, vorrebbe creare dei, mitologie e al tempo stesso dilaniarle, farle a brandelli.
Oggi è più portato a sfondare religioni e che a fondarle.
Ma storicamente sono i poeti che creano gli dei, di cui poi si impadronisce la burocrazia sacerdotale (…).

foto: Ben Goossens-Changing views

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