Io v’ho detto, i conti tornano precisi.
Sono ottimista, restia come i sonnambuli
che vanno sull’orlo dei tetti a tastoni.
Il graffio di un silenzio assurdo, confitto in necrosi
mi sana la brama, tutti i giorni.
I gigli spudorati mi fanno le beffe,
le ore spiegano in aria tunnel e mura lunghe.
La mia carne triste o solo assente
produce con ansia le rughe.
Il mio sangue rompe persiane nascoste
nello sconosciuto, innominato, profondo.
Di notte, nel sonno, arriva un lupo scocciato
e mi dice: “Forse neanche domani ti mordo!”
a minacciarmi almeno con forza,
per non parlare di tenerezza o amore.
Solo la zanna dell’attimo agguatta
la mia vena giugulare.
Faccio inchini e piroette
pago tre volte di più e alla fine
per equilibrio e pace dell’universo
vi dico ogni giorno che sto bene.
Quindi, finche saprò la proporzione perfetta
fra bianco e nero, fra nettare e veleno
scrivo e firmo senza complessi
quest’ode femminile all’estremo.

foto: Gabor Kanovits-Girl with guitar, 2009

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