Approssimazioni: rampicanti e piumini.
Sughera, carrubo, siliquastro,
vite vinifera, albero di Giuda.
L’arenaria rossa cementata
da ossido di ferro.
L’arenaria stratificata e conglomerata:
chi lo direbbe? una chioma rossa
pettinata da molte mani.
La graminacea ammofila:
spudorata, sfrontata, a fiocchi.
La graminacea piena di speranze prossime.
La graminacea accanto all’osso, cupa.
Arrendevoli alberi e arbusti,
lucidi nella loro carta, ma dentro opachi.
Curvi e pendenti ma soddisfatti come sessi.
O mossi e protesi, a spigoli.
Ben collegati al tepore dei loro canali.
Di superfici erette e tese. Esplosi.
Eppure ben difesi dentro le maglie dure
del guscio. Si versano senza avarizia.
La luce che assorbono va lungo strali e arti.
Si macchiano di rosso, se necessario.
O escono dalla propria levigata pelle
in spine e foglie. Divisi. Si aggregano
e danno frutti o difese. Si gonfiano
in serbatoi di alimento e di sonno.
Piovono giù. Allontanano l’acqua dal sughero.
Organizzano dischi sovrapposti, eliche
dure. Bacche o pigre trombe. Pomi di folta luce.
Si negano e si mediano. Crescono.

foto: Kaveh Steppenwolf-The jump, 2009

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