(…) Ad Antoine era sempre sembrato di avere l’età dei cani. Quando aveva sette anni, si sentiva logorato come un uomo di quarantanove; a undici, aveva il disincanto di un vecchio di settantasette. Ora, a venticinque anni, sperando in una vita un po’ più dolce, Antoine decise di coprire il proprio cervello con il sudario della stupidità.
Troppo spesso aveva osservato che l’intelligenza è parola che designa sciocchezze ben costruite e graziosamente enunciate, ed è talmente traviata che sovente è più vantaggioso essere stupidi che intellettuali doc.
L’intelligenza rende infelici, solitari, poveri, mentre mascherarla permette un’immortalità da rotocalco e l’ammirazione di quelli che credono in ciò che leggono (…).

foto: Pasquale Aiello-La sottile linea d’ombra

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