Col tempo, la vena civile di Ederle si è andata evidenziando. E, così, sullo specchio delle personali reazioni e inclinazioni, si disegna anche la radiografia dell’altro da sé; al passo di una matrice della letteratura come parola dell’uomo. In questo senso, definito appunto civile, la poesia di Éderle ha accentuato la sua portata in qualche modo anche “filosofica”, organizzandosi in forma esteriore come possibile “contenitore” minimo volto a indagare per curiosità e per dubbi la realtà della vita e del mondo, oltre e dentro il grande silenzio che ci assedia. Una realtà che, magari indefinibile nella sua essenza ultima e decisiva, comunque appare indagata per spicchi e settori dietro al bisogno di conoscenza che assilla e trascina l’uomo e dietro ai molti segnali che partono dalle cose stesse.

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