Ascoltami come chi ascolta piovere, né attenta né distratta, passi lievi, pioviggine, acqua che è aria, aria che è tempo, il giorno non finisce di andarsene.
La notte tuttavia non arriva, figure della nebbia voltano l’angolo, figure del tempo nell’ansa di questa pausa.
Ascoltami come chi ascolta piovere, senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico con gli occhi aperti verso dentro – addormentata, e vigili i cinque sensi, piove, passi lievi, rumori di sillabe, aria e acqua, parole che non pesano: quel che fummo e siamo – i giorni e gli anni, questo istante, tempo senza peso, pesantezza enorme.
Ascoltami come chi ascolta piovere, riluce l’umido asfalto, il vapore si alza e cammina, la notte si apre e mi guarda; sei tu e la tua forma di vapore, tu e il tuo volto di notte, tu e i tuoi capelli, lampi lenti.
Traversi la strada ed entri nella mia fronte, passi d’acqua sopra le mie palpebre.
Ascoltami come chi ascolta piovere, l’asfalto riluce, tu traversi la strada – è la nebbia errante della notte, è la notte addormentata nel tuo letto, è l’onda del tuo respiro.
Le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte, le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi, le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo, sorgere di apparizioni e resurrezioni; ascoltami come chi ascolta piovere, passano gli anni, tornano gli istanti, ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
Non qui né là: li ascolti in un altro tempo che è proprio ora, ascolta i passi del tempo inventore di spazi senza tempo né luogo; ascolta la pioggia scorrere sulla terrazza, la notte è ormai più notte fra gli alberi, fra le foglie si è annidato il fulmine, vago giardino alla deriva.
Entra, la tua ombra copre questa pagina.

Foto: Zigomar Fantasi-Iva Q, 2009

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