Ah! Maledetta pioggia!
La terra è stanca di berti,
ha pancia gonfia,
spalle zuppe al monte,
e senti come tremano
le ossa dei pesci
nell’umido rumore del fiume
che lento annega
nella gola fredda del mare.
Grondaie sfinite
e ombrelli sfondati,
stivali di fango
lungo i campi,
laghi d’inverno.
Le braccia prostrate
a prosciugare la disgrazia
del grano allagato
e timidi uccelli
hanno voce d’acqua ormai
nell’orizzonte inondato d’azzurro.
In fondo un lampo ancora,
un tuono squarcia il cielo,
ha suono di vento
il povero ragazzo che viene
dalle strade alluvionate,
la sua nave ha sirena
di madide colombe
e il porto accoglie il suo cappello,
pare barca calcata sulla testa
nel viaggio di carta e giornali
e sull’oceano blu
prova a scrivere
una poesia piccola di fosso,
una poesia bianca
di ninfea e cigno,
un’ode d’erba secca
a calmare questa pioggia
che ancora viene giù.

Foto: Cristina Finotto-Il poeta che viene dalla pioggia

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