Quest’opera fu premiata due anni fa, nella sezione tesi e saggi, meritandosi il Premio Alda Merini. Infatti, Mara Sabia apre luci nel ritratto biografico della poetessa, entrando nella sua malattia mentale con rigore, documentazione, individuando corrispondenze liriche e epistolari.

Il pregio dell’opera sta nell’affrontare la vastità interdisciplinare del tema,    tracciando con chiarezza la storia psichiatrica italiana, rispettando cruciali maglie storiche, eventi e figure determinanti, creando intelligenti note di supporto per ogni possibile approfondimento.

Si percepisce quanto siano ancora oggi consistenti, accese e sospese, tensioni sulla metodologia della cura, quanto sia vertiginoso e invasivo l’approdo del farmaco, quanto la chiusura delle strutture tradizionali abbia generato e generi vuoti in architetture spaziali e mediche  non definite.

Oltre Alda Merini, altri noti artisti ustionati e psichiatri che, come  Franco Basaglia, Mario Tobino e Vittorino Andreoli per fare qualche nome,  si affacciano in questa narrazione che mantiene costante il ritmo e vivo interesse.

Folgorante la citazione iniziale:

di tutto quanto è stato scritto io amo solo quel che uno scrive col suo sangue.

Friedrich Nietzsche  Così parlo Zarathustra, 1885.

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