di Martha Canfield

1. Voci femminili nell’America Ispanica.-

Fin dalle origini della letteratura ispanoamericana le voci femminili si sono fatte sentire, creandosi in molti casi un aura di prestigio non scalfita dai luoghi comuni che vedono la poesia femminile, o che l’hanno vista por molto tempo, come rifugio per le frustrazioni tipiche del sesso represso o come giochi da salotto senza spessore. Già nel Seicento la suora messicana Juana Inés de la Cruz riuscì a produrre un’opera straordinaria, passando con grazia ed abilità tecnica dal leggero villancico al sonetto, alla commedia ingarbugliata ed estrosa, al poema di tono grave e di profonda riflessione filosofica. Il suo nome si diffuse in tutto l’ambito ispanico e diventò punto di riferimento per molti altri scrittori suoi coetanei e posteri, fino ad essere un centro di attenzione e oggetto di studio quasi costante nel nostro secolo[1].

[1] L’esempio più rilevante è la sostanziosa monografia dedicatagli da Octavio Paz, Las trampas de la fe, México, 1982 (trad. it. Le insidie della fede). In Italia le sono state dedicate traduzioni, saggi, convegni, anche da parte dei maggiori ispanisti (Dario Puccini, Roberto Paoli, Giuseppe Bellini). Cfr. Juana Inés de la Cruz, Versi d’amore e di circostanza, a cura di Angelo Morino, Einaudi, Torino, 1995.

continua qui martha canfield – La scrittura femminile nella poesia ispano