Vanna Carlucci (1987), è poetessa, fotografa e critico cinematografico.
Ha partecipato ad alcune mostre collettive di fotografia;
Ha partecipato, come poetessa e fotografa, al progetto intitolato Rivisitazioni, mostra a cielo aperto di fotografia e scrittura itinerante in 5 città pugliesi (2011);
Ha pubblicato alcuni componimenti poetici sulla rivista letteraria on line TornoGiovedi (2011);
Ha vinto il contest nazionale letterario “2014 battute per un anno di teatro” indetto dal Teatro Kismet di Bari (2014) partendo da un incipit scritto da Mariangela Gualtieri per l’occasione;
Attualmente scrive per la rivista di critica cinematografica “Uzak”.

alcune poesie tratte da “Involucri”

Ti ho lasciato tra le gambe il mio passo parallelo
e si s-correva nel buio, nel selvatico che ci sbrana
dentro e ci rende deformi
e ad un tratto crollasti sui pensieri, nella carne
e sanguinarono le notti. Trattenuti eravamo, in apnea
e braccia aperte, con gli artigli sempre pronti a scavarci fossi
e riempire tasche dell’attrito dei mondi, di quel bianco
riflesso nella pozza dell’acqua o colla indurita
sul tronco, nell’occhio del ventre come a ricomporre
i pezzi di una parola o decodificare la traccia
dei pianeti, a resuscitare i vivi e i morti
all’altezza delle mie dune e del tuo ramo di foglie

*

La luce sfuria dai canini del sole. Guarda
come sanguina il fluido sotto l’arcata delle ciglia,
questo ammasso che divampa, questo globo lunare
a strapiombo sulla guancia.
Ma una solitudine è uno stato d’abbandono per ricevere
ed è tutto qui, fuori di se, dell’uomo che non è nulla,
senza palpebre su cui tenersi ma oscilla
come un’impressione, una sbavatura di tempo,
un chiaroscuro di luce che si rapprende.
Una torsione – questa espressione che passa –
una morbidezza nera, una linea che non ha
più parete, non ha nulla. Sfugge dai contorni
come un continuo superarsi
e si è diffusa – la distanza – ci fa cedere
sulle pareti degli zigomi e sanguina
perché il Verbo si è spaccato sopra tutte le foglie,
sopra tutte le parole. Quanta notte è
nella separazione tra iride e mondo
ma questo è un confine che si varca precipitando

*

Io lo so mamma cosa sei, l’interno di un bacio
ecco, l’interno di una gola profonda. Io ti vedo,
ti vedo dappertutto come la luce che non si vede.
Mai toccarti col giusto amore, amore (s)frenato, amore
(in)finito, ho sempre questa virgola spuntata
tra il mio palmo e la tua guancia e resto qui, tesa
sempre verso di te anche se non arrivo mai all’inizio,
anche se non arrivo a sfiorare l’inizio del mondo, il caldo
universo del tuo grembo

 

Il libro è disponibile online