Sarà questo forse l’inferno: mantenere
una mente mondana e fatti d’aria
e fuoco vagare per il mondo invisibili,
con il carico fiammeggiante dei desideri
traditi e irrealizzati e contemplando
la propria opera incompiuta, abbandonata
diabolicamente a metà rimpiangere
la mancata divinità del compimento;
e in un vento che affascina e sferza
consumarsi di inutile ardore
per ciò che al mondo si è amato senza
perfezione e annientamento; sospirare
le azioni, le irraggiungibili figlie
del cielo, o le parole che restarono
un sotterrato tesoro. E così bruciare
senza lacrime,
per il nome ferito che si lascia,
e poiché nessun fiato di verità
e pena alla vita svilita sopravvive,
con cuore umano disperare in eterno.

Poesia tratta da “Corpo di scena” (Firenze, Passigli, 2013)

foto: Francesco Romoli-Humana 1

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