(…) Magnifica Lisbona, che sale che scende che non sta mai buona. La luce prima di tutto, i bianchi e gli azzurri. E poi i balconcini neri, in ferro battuto, che adornano i corpi delle case come reggiseni fuori moda. Ma la cosa che più mi ha emozionato è stata la pagella scolastica di Pessoa, appesa a una parete della sua casa. Sono scoppiato a piangere e non so perché.  Nulla che mi riguardasse. Era la pagella di Pessoa bambino, tutto qui, con i commenti molto positivi del suo maestro. Non riuscivo a fermare le lacrime. Una commozione inspiegabile, assurda, neanche se fossi stato il suo compagno di banco o sua madre avrei pianto così. I miei figli non capivano, giustamente: “Ma che hai? Che hai visto, papà?”. La pagella di Pessoa. Una delle cose più commoventi di tutta la mia vita (…).