Non può sapere come ero contenta
che venisse ad accamparsi sulla nostra terra.
Mi dicevo che sarei scesa un giorno o l’altro
a vedere in che modo viveva, ma non so,
con una casa di uomini affamati da sfamare
credo s’immagini… Mi sembra
di non poter esprimere quello che sento
più di quanto non possa alzar la voce
o tirar su la mano (oh, la sollevo eccome quando devo)
Lei lo ha provato? Spero mai.
Sono al punto di non sapere più nemmeno
se sia contenta, o triste, o chissà cosa.
Dentro mi resta solo una specie di voce
che pare dica come dovrei sentirmi,
come mi sentirei se non fossi tutta fuori fase.
Il lago, per esempio. Lo guardo e lo riguardo.
Vedo che è un chiaro e bello specchio d’acqua.
Sto lì, continuo a dire a voce alta
le qualità che ha, così stretto e lungo,
come un tratto profondo d’un vecchio fiume
troncato alle estremità. Per cinque miglia
s’infila dritto nella gola del monte
dalla finestra dove lavo i piatti
e tutte le nostre tempeste salgono verso la casa
gonfiando le onde più bianche e più bianche e più bianche.

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