E’ una silloge drammatica, una faticosa indagine psicologica ed esistenziale, lungo il percorso di una individualità che si cerca, si indaga, si ipotizza, senza però potersi ritrovare compiutamente. Se l’immagine allo specchio è “intera”, infatti resta ancora “figura”, che dovrà proseguire la sua quête per darsi spessore e unità e luogo nel mondo. Pur essendo così personale e intimo l’obiettivo, non ci si inoltra in una poesia esclusivamente soggettiva, immersa a gorgo nel proprio sé e nelle sue oniriche immagini. La ricerca, proprio per essere autentica, tesse una fitta rete tra l’io rabdomante e il mondo e gli altri, dentro le circostanze della vita interiori e comunitarie, dentro le grandi domande dell’esistenza e le piccole domande della più particolare quotidianità. La bacchetta rabdomantica è la poesia. Una poesia altamente eufonica, armoniosa, dal canto seducente, ma comunque capace di ‘abbassarsi’ – che in verità è sempre uno speciale elevarsi – alle qualunquissime cose più semplici, non per esibire forme di umiltà, ma perché capace di vedere l’oro, il senso, l’indicazione proprio là dove parrebbero più assenti e nascosti. .. continua in pdf cliccando qui