Gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell’aria della notte
dire meraviglie. Perché pare che tutto
ci voglia nascondere. Vedi, gli alberi sono, le case
che abitiamo reggono. Noi soli
passiamo via da tutto, aria che si cambia.
E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace
un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.
Amanti, a voi, placati l’uno nell’altro,
io domando di noi. Voi vi avvincete. Ne siete sicuri?
Guardate, mi accade che le mani mie s’accorgano
una dell’altra, o che il mio volto
consunto in esse si riposi. È un po’ di
sensazione. Ma per questo soltanto chi oserebbe già essere?
Ma voi che nell’estasi dell’altro
crescete, fino a che esso, vinto,
vi supplica: non più, voi che sotto le carezze
vi diventate più prosperi, come annate di grappoli;
voi che se venite meno talvolta, è solo perché l’altro
prevale del tutto: io vi domando di noi. Lo so,
vi toccate beati così perché la carezza trattiene,
perché non svanisce quel punto che, teneri,
coprite; perché in quel tocco avvertite
il permanere puro. E l’abbraccio, per voi, è una promessa
quasi d’eternità. Eppure, dopo lo sgomento
dei primi sguardi, e lo struggersi alla finestra
e la prima passeggiata fianco a fianco, una volta per il giardino,
amanti, siete amanti ancora? quando vi sollevate
per porvi alla bocca l’un l’altro: bevanda a bevanda,
o come stranamente bevendo sfuggite a quel bere.

 

Duane Michals-This photograph is my proof