Vedo cos’è successo: la poesia ha fatto di me un mostro.
Spavento chi dorme. Spavento i tranquillizzati. Mi desto
durante la notte. Perché sono tenero, perché i dormienti
si terrorizzano quando scoprono il mio secondo ego. Del

nome che compito a memoria. E sempre più intensamente
e più chiaramente sento: questa è la mia seconda vita, ho
superato i limiti di me stesso. Avverto con crescente forza:
questa è la mia seconda morte. I polpastrelli mi toccano,

mi accarezzano il volto, mi stringono le ciglia della lingua,
le tenaglie della storia, questo arroventato ferro dei fabbri.
E ogni voce mi risveglia, ogni giorno percorro la stessa
strada, dove gli zoccoli ferrati della lingua lasciano tracce.

La poesia ha fatto di me un sentiero. Mi segue nel sonno,
cammino dietro la mia ombra. La mia vita si copre con
la vita dei mattini che attendo. Vivere poeticamente
riassume tutte le inclinazioni e gli stati d’animo.

Le parole sono tormento e dono.
Vittoria e sconfitta.
Uniche
ed eccessive.

foto: Anna Hurtig-Zebra play