Juan Vicente Piqueras è nato nel 1960 nel piccolo paese valenzano di Los Duques de Requena. Laureato in Filologia Ispanica presso l’Università di Valencia, ha lavorato come annunciatore radiofonico, attore, sceneggiatore, sottotitolatore, traduttore e professore di spagnolo per stranieri. Ha vissuto in Francia, a Roma (la sua città per 20 anni), Atene, Algeri e Lisbona. Da settembre del 2019 vive ad Amman, dove è direttore dell’Istituto Cervantes della capitale giordana.

Tra i suoi libri ricordiamo La palabra cuando (1991), La latitud de los caballos (1999),  La edad del agua (2004), Aldea (2006), Palmeras (2007), La hora de irse (2010), Yo que tú (2012), Atenas (2013), La ola tatuada (2015), Padre (2016), Animales (2017), Narciso y ecos (2017).

Ha ricevuto il Premio José Hierro per La palabra cuando (1991), il Premio Antonio Machado per La latitud de los caballos (1999), il Premio della Critica Valenzana e del Festival Internazionale di Medellín per Aldea (2006), il Premio Jaén di Poesia per La hora de irse (2010), il Premio Manuel Alcántara per la poesia La habitación vacía (2012) e il Premio Fundación Loewe per Atenas (2012).

 Ha tradotto in spagnolo l’opera poetica di Tonino Guerra, Cesare Zavattini, Elisa Biagini, Cristina Campo, Ana Blandiana, Izet Sarajlic e Kostas Vrachnós.

da Avverbi di luogo

PLEGARIA DEL DESCREÍDO

Lo importante es rezar, no importa a quién,
que las preguntas sean las plegarias
del pensamiento, planten su semilla
en nuestra soledad, y no haya paz
que, a fuerza de insistir, sea capaz
de no existir, no tenga más remedio
que acudir a la voz de quien la llama.

Que dios no exista, ¿acaso
es razón para no creer en él?

Dios es el nombre de la sed, el sino
y la querencia de esta soledad
en que ambos consistimos.

De nadie hablo con dios, de dios con nadie.
Lo escribo con cuidado y con minúscula.
Yo soy ateo y laico cada día.
Pero hay noches amnióticas
en que mi alma reza de rodillas
no importa a quién,
pregunta, espera, pide.

Y mi alma arrodillada es una vela
a cuya luz, en cuya luz, escribo.

SUPPLICA DEL MISCREDENTE

L’importante è pregare, non importa chi,
che le domande siano le suppliche
del pensiero, ne piantino il seme
nella nostra solitudine, e non vi sia pace
che, a forza d’insistere, sia capace
di non esistere, non possa far altro
che accorrere alla voce di chi la chiama.

Che dio non esista, è forse
un motivo per non credere in lui?

Dio è il nome della sete, il destino
e l’affetto di questa solitudine
della quale siamo fatti entrambi.

Di nessuno parlo con dio, di dio con nessuno.
Lo scrivo con cautela e con minuscola.
Sono ateo e laico ogni giorno.
Ma vi sono notti amniotiche
in cui la mia anima prega in ginocchio
non importa chi,
domanda, spera, chiede.

E la mia anima inginocchiata è una candela
alla cui luce, nella cui notte, scrivo.

CALOR DE MIS CENIZAS

a un mal amigo

¿Y te acercas a mí
sólo para decirme que me ves apagado?

Sí, si estar apagado significa estar solo
sin nadie que remueva mis cenizas
y encuentre bajo ellas las ascuas que me queman
pero ya no calientan ni consuelan
ni pueden apagarse.

¿Acaso tienes frío
y te acercas a mí para luego alejarte
abrigado por mi desolación?

CALORE DELLE MIE CENERI

a un cattivo amico

E ti avvicini a me
solo per dirmi che mi vedi spento?

Sì, se essere spento significa stare solo
senza che nessuno smuova le mie ceneri
e sotto vi trovi le braci che mi scottano
ma che ormai non scaldano né consolano
né possono spegnersi.

Per caso hai freddo
e ti avvicini a me per poi allontanarti
riparato dalla mia desolazione?