I brevi racconti, che qui si presentano al lettore italiano, sono tratti da “Le cose e le mose”, la prima raccolta di prose di Alla Gorbunova, giovane poetessa, ormai affermata nel panorama letterario russo. È un’autrice dal forte temperamento innato, con una sua voce particolare, che arriva a note alte, fin quasi alla personalità creativa del giovane Majakovskij. È di certo un libro colmo di ironia, di un umorismo abbastanza cupo, legato a un senso di “allegro assurdo”. Le prose brevi di Alla Gorbunova sono un inno all’assurdo assoluto, puro, che accade nella vita quotidiana. Un assurdo molto semplice, naturale, ma non per questo meno spaventoso.

 

da Miniature

 

La psicanalisi all’inferno

Molte persone, ritrovandosi all’inferno dopo la morte, si rivolgono agli psicologi, agli psicoterapeuti e agli analisti, perché sviluppano la nevrosi per il fatto di stare all’inferno. Io lavoro all’inferno come analista, e nella mia pratica spesso si rivolgono a me pazienti che dicono di esser stati brave persone e di non aver fatto niente di male a nessuno, e il fatto stesso di esser capitati all’inferno per loro è incomprensibile e tormentoso. Proprio a questa categoria di pazienti è dedicato il mio testo. Ho composto per loro un breve promemoria su come occorra comportarsi in questa situazione complicata.

1. Non pensate in nessun caso che, se siete all’inferno, vuol dire che avete qualche colpa, che siete cattivi, peccatori. Non pensate in nessun caso di essere capitati qui meritatamente e che in tutto questo c’è una logica a voi ignota. Nessuno vi racconterà perché siete capitati qui. Nessuno vi racconterà come uscirne. Gli analisti sono all’inferno come voi. Provate a rapportarvi con ingenuità verso tutto ciò che accade. Siete all’inferno. È un fatto. Qui si sta male. Ma non bisogna spiegarlo, interpretarlo, vagliando versione dopo versione della vostra colpa.

2. Suona strano, ma bisogna accettare l’inferno. Smettete di lottare contro di esso, di odiarlo, di sperare di liberarvene. Accettate l’inferno e non smarritevi. Amatevi Accettate la pentola, in cui vi cuociono, sappiate che la pentola non ha sminuito affatto tutte le cose belle e sacre che avete avuto e che nessuno vi toglierà.

3. Non dite a voi stessi che siete destinati. Alcuni escono dall’inferno. Non sappiamo come e perché, ma talvolta capita, è un fatto. Per iniziare, smettete di desiderare l’inferno e smettete di temerlo. Se lo temete e lo desiderate al contempo, voi stessi capite a che cosa condurrà. Non arrovellatevi. Siete già all’inferno. Temiamo l’ignoto. Ma voi conoscete già l’inferno e sapete che il diavolo non è così spaventoso, come lo dipingono, cosicché temere ora non ha senso. Se siete credenti, credete che nulla limita la clemenza e l’onnipotenza di Dio, ed egli è pronto a perdonare e accettare ciascuno, anche voi. Tutti hanno possibilità di salvarsi.