(…) Vincenzo Cottinelli, un fotografo che è stato magistrato, ci parla con discrezione di una sua ricerca che possiamo trovare in una serie di luoghi ameni sparsi per la rete, non da ultimo sulla sua pagina Facebook.
La ricerca, tra le altre cose, analizza passo dopo passo la legislazione in materia di privacy con particolare riferimento alla relazione con la street photography.
Per Cottinelli il cuore della fotografia è documentare l’umanità, come testimonia – egli afferma – la storia della fotografia stessa. E dunque quanto pesa la privacy sull’operato del fotografo che si trova a girare per strada incontrando bellissime immagini da scattare? Si ruba o non si ruba il privato di queste persone che vengono ritratte?
Sono queste persone libere di atteggiamenti privati in pubblico? Tema assolutamente intrigante! Ecco cosa vuol dire massificare le immagini che poi vanno ad alimentare i vari Facebook e Twitter, luoghi in cui perdono tutto il loro senso. Ma la privacy è emersa così prorompente proprio a causa dell’enorme diffusione di immagini casuali che i fotografi non artisti si sono sentiti autorizzati a far circolare, avallati proprio da committenti che hanno deciso di abbassare la qualità delle immagini da utilizzare sui network, di qualunque forma. Ergo, sono i media che hanno permesso la degenerazione della fotografia e la sua declassificazione a mera espressione documentaristica per la quale ci si inventa un’espressione che cerca disperatamente di ricondurla all’arte (…).

(…ma i ritratti scattati da Vincenzo Cottinelli a donne e uomini della cultura italiana e del mondo a cavallo fra il secondo e il terzo millennio restano memorabili, n.d.r.)

foto: Vincenzo Cottinelli-Franco Loi, Mantova, Festivaletteratura, 1997

Estratto dall’articolo di Giovanna Gammarota
http://www.puntodisvista.net/2012/03/cronaca-semiseria-convegno-stati-generali-fotografia-italia-forma-milano/

Per gentile concessione della testata giornalistica Punto di Svista – Arti Visive in Italia

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