La linea e l’ombra

La poesia di Margherita Rimi è costruzione di una linea: segmento per segmento, essa procede per accumulazione di punti, indispensabili per ottenere l’unità di senso, come se in “La cura degli assenti” si assistesse alla formazione di un tessuto, di un corpo nuovo, doverosamente in divenire.
Colpisce, a livello stilistico, la divisione quasi chirurgica del verso, la sua millimetrica evoluzione in sintagmi spesso fuori asse, disubbidienti all’ordine sintattico e che, per necessaria cura, si ricompongono in masse di senso, completandosi.Piace il linguaggio asciutto, appuntito ma, non per questo,inospitale: anzi, il verso diventa radice, luogo in cui riconoscersi grazie alla forza atavica della parola, al suo acquisire carica se la si pronuncia (si vedano anche i testi dialettali,esemplificativi).
La cura degli assenti è dunque libro di conoscenza: dell’io e del resto; questo, attraverso le graffiature della materia, del suo lento procedere, farsi cosa – del suo scomparire dopo.
Forse bisognerebbe inventare una nuova lingua,un codice diverso per avverare il mondo, sembra dire l’Autrice, ma difficile è guarire gli strappi, le lacerazioni dell’unità.Ecco, dunque, la poesia, ad antidoto: un forte grido da conservare, a memoria del tempo e dei tempi, di noi e degli altri.
E l’ombra che la segue, che ci contende il volto. Fino a dileguarsi, in una necessaria promessa di felicità.

Ivan Fedeli

articolo pubblicato su “LE VOCI DELLA LUNA” (pdf)