Margherita Rimi. Della poesia come luogo interiore.

Identitàsoggettiva e alterità sono le costanti principali del lavoropoetico di Margherita Rimi (Prizzi, 1957), autrice presente in molteantologie, riviste e siti web e la cui scrittura ha riscosso consensiin premi letterari nazionali (Gamondiopoesia, prima classificata,2004 ; Lorenzo Montano, segnalazione di merito 2003-2005-2006 ;Cesare Pavese, premio speciale 2003 ; Maria Marino, segnalazione2005, e altri). Scrittura singolare, questa, di cui si sonointeressati i critici Lucio Zinna, Maurizio Cucchi, GiacomoBonaggiuso, Gianmario Lucini, Guido Miano, Nuccio Mula, MarilenaRenda, Gregorio Napoli, Marco Scalabrino, Giovanni Nuscis ; scritturache prende le mosse da un tentativo di autoidentificazione attraversola cultura materna, e susseguente rifiuto ; da un confronto/incontroche genera il dubbio e forse il conflitto con l’alteritàfemminile più prossima, e che risolve e scioglie il senso diestraneità e della irregolarità esistenziale nellaforma espressiva dell’anacoluto, nella frase parcellizzata enell’assenza del punto (tra un periodo e l’altro) quanto nell’usodi maiuscole a capo verso.

Margherita Rimi ci presentaincertezze sia sul piano delle abitudini che dei luoghi comuni con undiscorso latente ma prepotentemente efficace, e anche un”disincantato quanto divertito esercizio di scomposizione ericomposizione della propria identità” scrive Marilena Rendanella prefazione a “Per non inventarmi” (Kepos, 2002), e inoltreosserva che la poetessa si serve “della possibilità delleparole di mimare la fuga, il ritorno, la caduta, l’invenzione e lare-invenzione di sé e d’altri” grazie a una scrittura atratti severa, quasi di rivolta e, insieme, mossa dal desiderio dicapire, trovarsi, riconoscersi.

E dunque : “Inizio come te /sdottrinata / muta a dondolare” ; “Riparami madre / dalle tuebraccia / (…) / dai malcurati amori / dai tuoi terrori // Nonparlarmi più / Devi trovarmi / Devi indovinarmi // Il tuospavento di esistere / è pure il mio”, versi che sembranoattestare la dolorosa tentazione di celarsi e svelarsi, come annotaNuccio Mula, cioè la “incapacità oggettiva di darecorpo alle evocazioni (…), come logos detronizzato”. Questa sortadi incompiutezza, “Qualcosa che manca / e qualcosa da aggiungere /alle parti che restano”, questa parola sospesa e quasi abbandonata,uscita dalla interiorità/custode verso il mondo delle cose edei sentimenti, non ci salva né ci assomiglia perchéapre alla realtà, alla lacerazione e al distacco, allacomunicazione interrotta. Anche ne “La cura degli assenti”(Lietocolle, 2007) la mancata definizione dell’io èprincipio di indeterminazione, spaesamento, nonriconoscimento.

“Quello / che non poteva/ essere // lasciato/ lì / solo / e di nessuno / Impensato / Sconsiderato” ; quisi svolge l’attesa solitaria e la paventata assenza di sé,la cura ovvero il “Tirocinio ossessivo / (…) / Le pauseintromissive della morte ” e la negazione oggettiva per la provataimpossibilità del “passaggio / delle tue labbra / tra i mieidesideri // Non mi volevi / quello / che potevo essere”, mentrecontinua e si determina, invece, il processo di spoliazione tantodell’anima quanto del corpo, dunque “di me / di questo calibrobanale / dei miei chiodi / dei contrassegni sovrapposti / dalleparole”.

La bellezza di questa poesia è spessospiazzante, e ci pare di sentire l’inquieto rumore di sottofondod’altre parole rimaste sulla soglia, a sorvegliare l’iodall’eccesso di spreco ; forte e concisa è la scrittura diquesta poetessa a cui preme l’essenza, scrive Maurizio Cucchi nellapresentazione, “in costante tensione, capace di arrivare al cuoredelle cose con una felice asprezza espressiva”.

 

Maria Gabriella Canfarelli www.girodivite.it