Margherita Rimi LA CURA DEGLI ASSENTI LietoColle 2010
La parola della Rimi si forma per una sorta di rarefazione simbolica: la nonjugatio, mistica, con l’intero creato, è effetto, si direbbe, di una spontanea (in realtà mediata da una cospicua consapevolezza culturale) concentrazione semantica e simbolica in cui Amore e Verità sono i due protagonisti principali di questo orfanotrofio degli assenti. Difficile sbagliarsi: l’ossessione della verità è irresistibile nell’autrice, una forza irreprimibile che sconfina nella dimensione «poetica», nella rarefazione e nella concentrazione del verso breve e brevissimo, dove talvolta è soltanto una parola che costituisce il verso-ponte che conduce al verso successivo… Ricordo che nell’ultima fase della sua vita Mandel’stam (intorno al 1936-7) scrive le poesie che un morto-vivente scrive ai morti per sempre: le poesie senza interlocutore… nascono così le poesie di Voronez, le poesie del confino. Analogamente, nel suo piccolo e nelle sue dimensioni, Margherita Rimi scrive i versi più dolenti (ma si sa che il dolore non è un lenitivo e non propina alcun balsamo alle ferite dell’anima) dipingendo lunghe e strette zone di grigiore didascalico dalle quali è stato soppresso, però, ogni accenno alle giunture materiche, linguistiche e stilistiche… così che ciò che rimane di tutto questo lavorio di rimozione e di cancellazione è la poesia dello stato di cose presente.
Giorgio Linguaglossa