Sarebbe un vero peccato sepassasse sotto silenzio questa nuova raccolta poetica di Margherita Rimi Lacura degli assenti. Neuropsichiatra infantile, la Rimi appartiene a quellagenia di autori che preferiscono una pronuncia breve ma intensa, controllata eperò densissima. L’ autrice nomina le cose facendo uso di parole spigolose,tridimensionali. “Mi trovo/ incerta/ sulle mie/ parole/ Cadute a sacco /senza rimediare / neanche al poco / che potevo dire”. Ed è sempre un”poco” che però lascia intuire tanto; una parsimonia poetica cheguadagna invece sul sottinteso, sull’ allusività. Toccando temi forti,questioni nodali, che vanno dalla biologia (l’ autrice medico, non lodimentichiamo) ai sentimenti e agli affetti, alla morte. “Dallatrasparenza / delle mie ossa / guardo / il bacino / Salgo sui miei piedi /intitolati a me”. Ed è proprio la carne e le ossa, in questa raccolta, afare da filtro, da angolo di osservazione. Da qui una certa fisiologia del maledi vivere, che mette a segno dei colpi magistrali. Che può addirittura pescarenel serbatoio remoto e infantile del dialetto, come avviene alla fine dellaraccolta, nel componimento più bello: “Talìa talìa / è l’ ummira ca passa/ e occhiu unn’ arrisedi / Me matri facia tanti pinzera / cummigliava la nottie lu spaventu / E ora /abbissa stu mmurmuriarisi / di corpu / di fogli / a lispartenzi”. Distacchi, “li spartenzi”, che si riferiscono aquegli “assenti” che dal titolo si affacciano e di cui in ogni poesiac’ è traccia.

 

 

Salvatore Ferlita