Tu sei il ventre che tacita
le foglie bagnate, il silenzio del fiume invernale.
Io non vedo più il mondo
con i tuoi occhi, ma vedo te
nel mondo: invisibilità che curva il ramo;
la luna che dondola, così dimezzata;
la pelle che scompare sotto i raggi.
Quando Albert nel mezzo di una prova
improvvisamente gettò a terra il sacco
per fissare giù negli strapiombi dell’Engadina,
afferrandomi il braccio, frenetico: “Devo sapere
cosa accade ai passeggeri
quando l’ascensore cade nel vuoto”
e io ho trattenute le ragazze, per paura
che cadessero oltre il ciglio, dal ridere –
era a te che stavo pensando,
mentre attraversavamo il passo del Maloja.

 foto: Sigmar Polke-Spring