Chi parla
parla due piani sotto al bonsai
dimenticato sul terrazzo per tutta l’estate,
e lo fa con qualche imbarazzo, con parole
che un poco si arrendono. Non sale a salutarlo
perché non vuole offenderlo, e perché
non vuole vedere uscirgli dalle foglie e dalla terra
l’incuria che non è la sua, l’aria di chi ha solo
sbagliato posto in cui stare.

Se parla non è per sembrare buona,
ma per fare più alti gli strati di ossigeno tra lei e il bonsai
morto sul terrazzo, inspessire la membrana
che non le consenta mai di salire le scale o
perché non si senta più per tutta la notte
quella sua voce piccola di pianta
e fibra e di rimprovero. Non la senti? – ascolta.
Prova ora.
Eccola.

da “La casa e fuori” (lietocolle & pordenonelegge 2019)