Il cuore dell’opera è però la silloge pubblicata per Aragno nel 2014, Il numero completo dei giorni, ormai esaurita da tempo e qui riproposta integralmente, una personale e libera rilettura in versi della Torà ebraica, ovvero l’Antico Testamento, di cui sono colte le ancora attualissime suggestioni, declinate al presente: il senso e significato dei legami profondi, la ricerca della propria completezza e verità interiore attraverso la lotta con l’Angelo, emblema di un io che si fa plurale e corale.
Completa il volume una serie di inediti in lasse prosastiche, a testimonianza della nuova direzione che sta prendendo la poesia dell’autrice.

Nata a Genova nel 1963, si è laureata in Lingue e Letterature Orientali all’Università di Ca’ Foscari, a Venezia. Ha lavorato per la casa editrice Einaudi, come redattrice ed editor di poesia, fino al 2004, anno in cui è uscito, per lo stesso editore, Clinica dell’abbandono di Alda Merini, da lei curato. Ha pubblicato la raccolta Il sistema limbico per le Edizioni di Atelier nel 2008, e altri testi poetici in riviste e antologie collettive. Nel 2010 è uscito Unità di risveglio, per la Collezione di Poesia Einaudi. Per lo stesso editore ha curato Nuovi poeti italiani 6, antologia di voci poetiche femminili che ha suscitato un vivace dibattito e una larga eco, uscita nel 2012. La sua terza raccolta poetica, il numero completo dei giorni, è stata pubblicata da Nino Aragno editore nel 2014. A maggio 2018 è uscita la sua nuova raccolta, Fioriture capovolte, ancora per Einaudi editore. In corso di pubblicazione per le edizioni di Pangea, nell’ambito di un progetto pilota curato da Davide Brullo per l’Ospedale S. Matteo di Pavia, la silloge in lasse prosastiche Un altro tempo. Vive e lavora a Milano.

Yom kippur

È stato un lungo sospiro inabissato
in silenzi acquatici, cammino disossato
per miglia e miglia di sonno e veglia
sfiorando appena il dorso di una chiglia
scura, stiva di parole accantonate
per non essere dette, né ascoltate.

Alle radici dei monti una foresta d’alghe
ha trascorso pensieri in lente fughe,
spire su spire svolte e rigirate intorno
a chiudere lo sguardo, ventre scarno
di balena, pareti liquide per malferme
fondamenta, di un mondo inerme…

Sciolti dai proponimenti, riconsegnati
al secco dell’anno che si apre, areniamo
i furori, cerchiamo moventi salati
per riprendere aria, rispondere al richiamo
che insiste a declinarci insieme, legati
dallo stesso filo, presi allo stesso amo.

*

Nuova sete che chiami acqua,
e fame e cibo e forza per alzare
gli occhi, e vedere di nuovo
fuori. Sentire il rombo, lo scroscio,
guardarci attraverso. Poter
toccare, sapendo di avere due
possibilità, e decidere: se ferire.
Sapersi molti. Riprender parte.
Sapere quale, e non dimenticare.