Leggendo la storia di Shakila e dei talebani accolta in questa crestomazia credo divengano chiare a tutti le ragioni di tanta metamorfosi, di tanta maturata affezione. Il mix che questo libro presenta è dunque il frutto d’una stupenda svolta esistenziale, che […] ha dato frutti artistici di altissimo livello.

Kate Clanchy è nata a Glasgow nel 1965 e ha studiato a Edimburgo e Oxford, dove ora vive. È insegnante, giornalista e scrittrice free lance. Le tre raccolte poetiche pubblicate (Slattern, Chatto & Windus 1995/ Picador 2001; Samarkand, Picador 1999; Newborn, Picador 2004) hanno avuto grande successo sia di pubblico sia di critica; tra i numerosi riconoscimenti si citano il Forward Prize for Best First Collection, il Saltire Prize for Scottish First Book of the Year, il Somerset Maugham Award. Nel 2009 Picador ha pubblicato una sua originale opera di non-fiction, Antigona and Me, parte biografia parte commento sociale, sulla storia di una rifugiata del Kossovo, che è stata trasmessa da BBC Radio 4 e ha vinto il Writer’s Guild Award For Best Book 2008. Kate Clanchy collabora regolarmente con la BBC, che ha trasmesso suoi drammi radiofonici, e un suo racconto, The Not-Dead and the Saved, vincitore del BBC National Short Story Award 2009 e del VS Pritchett Memorial Prize. Il racconto è stato poi pubblicato da Picador nel 2015 col titolo The Not-Dead and the Saved and Other Stories. La sua opera poetica, BBC3 Radio Play We Are Writing a Poem About Home, è stato finalista del Ted Hughes Prize. Il suo romanzo Meeting the English è stato finalista del Costa Prize. L’antologia da lei curata di poesie dei suoi studenti della scuola Oxford Spires Academy, England: Poems from a School, Picador, 2018, ha ricevuto grandi apprezzamenti.
Nel 2018 Kate Clanchy ha ricevuto un MBE per servizio alla letteratura.
In Italia la poesia di Kate Clanchy appare in: Men / Uomini: ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Le Lettere, Firenze, 2004; Poesia, mensile internazionale di cultura poetica, anno XVIII, aprile 2005, N. 193, Crocetti Editore, Milano; Neonato, poesie scelte, cura e traduzione di Giorgia Sensi, Edizioni Medusa, 2007. La poesia “Patagonia” è apparsa su Testo a Fronte, N. 27, 2° semestre 2002.

In questa antologia, La testa di Shakila, accompagnano le poesie undici brani inediti in prosa tratti dal volume Some Kids I Taught and What They Taught Me, Picador, 2019, basati sulla esperienza di Clanchy come insegnante di poesia creativa in una scuola statale, multiculturale, multietnica, britannica. Appare anche una poesia, dal titolo “To the Taliban”, scritta da Shakila, una delle tre studentesse che parteciparono al Poetry Group di Kate Clanchy, le cui poesie sono pubblicate in England, Poems from a School, edited by Kate Clanchy, Picador, 2018.
Shakila è arrivata a Oxford all’età di quattordici anni, come rifugiata dalla persecuzione talebana nei confronti della popolazione Hazara al confine tra Pakistan e Afghanistan. Ha cominciato a scrivere poesie in inglese quasi prima di possedere le parole per farlo. Nell’arco di quattro anni, è diventata poeta di notevoli capacità, tanto che la sua poesia è stata pubblicata anche in England, Poems from a School (Oxford Poetry).

Newhome Cabaret

Anche se abbiamo deciso di raschiare
all’osso le pareti, piallare a fondo
le assi del pavimento e scurirle, lasciare
a vista un bel po’ dei vecchi mattoni di Oxford,
evidenziare le venature negli incastri,
di lustrare, sbiancare, dar la calce a tutto
secondo la moda sobria di oggi

lasceremo la cucina economica anni ‘50
col suo largo sorriso, là dove sta.
L’etichetta dice NewHome Cabaret,
il lavello smaltato si chiama Riposo:
ci piace la loro linea moderna, le audaci cromature
e quell’idea di spogliarsi
nei loro nomi d’alluminio.

L’albero

Sono già mature le mele
sull’albero che Miss Coombes ci ha lasciato.
L’albero è piegato quasi a terra.
Non avevo capito fino ad ora
il loro peso freddo, né come
si accalcano su ogni ramo a coppie,
gialle, rotonde come lanterne cinesi
lungo una strada addobbata.

Crepuscolo, e stai tornando a casa.
Immagino la dinamo della tua bici
tesa come una spoletta tra le strade
che imbrunano, a illuminare
casa nostra mentre ora, nella via,
si accendono le luci – l’oro
delle lampadine nelle piccole serre, lingotti
di un ingresso, di una camera da letto, di scale.

Viviamo qui ora, e sebbene,
altrove, una ragazza si appoggi
al finestrino del treno, un dito
attorcigliato allo zaino zeppo
di tutto ciò che lei possiede –
questo ci basta. Siamo
le luci, le luci, le luci
che i treni toccano nell’oscurità.