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Mentre mia madre dice che De Andrè è un poeta, mentre molti giovani poeti producono compitini tecnicamente apprezzabili, secondo il dettato di questo o quel maestro, la Gialla, collana in versi tra le più meritevoli, frutto della sinergia tra Lietocolle e Pordenonelegge, produce poesia. Spin11/10 è la nuova raccolta di Francesco Maria Tipaldi, poeta che ritengo tra i migliori, anzi il migliore della generazione ’80, voce nuova anche quando non era così bene equipaggiata. Francesco Maria era riconoscibile già con Humus, ne 2008, edito da L’Arcolaio. E poi nel 2012 con Il sentimento dei vitelli, pubblicato per le edizioni Edb, per la collana curata da Alberto Pellegatta. Il suo pregio appunto, al di là della libertà tecnica e dell’audacia, è proprio l’assoluta originalità del canto. Si inventa una lingua insomma, talento già attivo al suo esordio. Riconoscerlo, non è affatto semplice, non per chi ama “lo stile classico” come dato indispensabile della quinta musa. E sono in molti ad amare lo stile che nella sua raffinatezza eredita compostezza, ma quasi mai creatività. Spin 11/10 conferma la poetica dell’autore, coerente nei suoi stilemi, ma più libero. Il surrealismo è in primo piano, ma sempre integrato a quella che potrei definire: la bassura quotidiana. Come se, in fondo, Tipaldi si fosse nutrito di alcuni maestri lombardi del secondo Novecento e ne avesse esasperato entrambi i lati, il naturalismo e una visionarietà mai slegata dalla terra. Dietro ci sta anche la lezione di Eliot. E di Pound. Pur muovendo da un immaginario (anche) sordido, riesce a restituirci – a tratti – una dimensione puramente lirica. Così come riesce a ideare una sorta di “nichilismo pratico”, dove vita e morte si equivalgono, da certi punti di vista, ma il lettore sensibile non potrà non subire dei lampi vitali a proposito del fatto che, nonostante tutto, siamo qui, i giochi sono già stati fatti, ciò che resta è gestirci al meglio. La poesia, questa poesia, non è nutrimento ideale per chi ama le consolazioni. Francesco Maria Tipaldi spiazza, confonde, rovescia i canoni consueti. Provoca. Non esiste morale, non esiste consecutio logica, eppure c’è. Ma bisogna avere già fatto il salto, essere ancorati a un mondo che si è lasciato certe innocenze alle spalle, non per questo meno buono. Bisogna paradossalmente rimanere ingenui, primitivi, con un bagaglio culturale lungo secoli. In qualche misura, essere liberi.

è settembre, la scuola elementare ha le porte spalancate

nella luce le fiumane delle anatre le gonne lunghe

la maestra è un enorme merluzzo

con i capelli corti

i bidelli dicono che è nata vecchia, che nessuno sa quando

la finestra trabocca di gerani come sangue rosa

le bambine, quelle più belle mi fanno sentire un idiota

***

NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI

è marzo mi legano a un cancello per punire

il mio estro

superiore

lei ha i seni enormi

ama sopra ogni cosa le mani dell’artista

io le dico: sei la terra, sei la morte a Venezia

era una terra

pericolosa lei

era la morte, sì, ma in altri posti

***

VARIAZIONI “A SILVIA” di G. LEOPARDI

Cosa ricordi?

la natura ha preparato la tua morte

e da quale

antro?

è giorno e cantano gli uccelli

il tuo pensiero si forma con lentezza

e non serve

per quella

cura hai dovuto tagliare i capelli

e non c’è da guardare

che la fine

negli occhi che sporge, fa le feste

cosa

ricordi Silvia dei giorni?

la memoria è rallentata e l’emozione è un verme

nel seno mutilato

il giorno prima

il giorno prima che morissi

il vecchio mulo impazzito è entrato in casa

ha devastato le stanze

dicevano i dottori che così andava bene

che l’immagine si nutre

e cresce

***

Il poeta minore con tre dita ad una mano

scrisse

Dio è avaro. La vita venne sparsa troppo

e per mancanza di igiene.

***

amico buono

dalle sette alle otto di sera maniaco sessuale

il sesso telefonico mi riempie, mi riempie

e io sì

amore nello spazio che frana, amore lontano

Onan, il bello peccava nel buio

sentiva il fremito nero, le sostanze migliori

attraversarlo

mi disse: il lievito mi fiora tra le cosce, e io sì

***

Ero con lei

nel tendone segreto dove nascono i morti…

Ero il volto invisibile prima di entrare in scena

un insetto codato

“Passare da nulla a nulla ragazzo…

Sei pronto? Non vedi l’ora?”

***

Vorrei dirti di non aver paura

che quel buio che vedi è ospitale.

Fuori bruciano piante,

la stanza dove sono le frasi non è

stata mai.

Quali sono le cose

che in noi accaddero realmente?

Ci parlarono di fatti stranamente crudeli

della natura che porta all’orrore

facevamo discussioni enormi su questo

prima che nascessi

Era una finestra su una sterminata campagna

mi dicevi noi siamo

mosche nere in uno straccio bagnato

poi il fiocco rosa gonfio, l’uscio di casa

(se l’universo è un seme)

potremo rivederci noi

una di queste, e forse gioiremo per averla

scampata

(amica mia) al mondo distrattamente si muore

ma anche

più distrattamente si nasce

 

Francesco Maria Tipaldi, Spin 11/10 (Collana Gialla, Lietocolle-Pordenonelegge, pag. 125)

Francesco Maria Tipaldi è nato a Nocera Inferiore nel 1986, dove lavora come farmacista. Ha pubblicato Humus (L’Arcolaio, 2008), Il sentimento dei vitelli (con Luca Minola, Edb, 2012, Premio Maconi), Traum (Lietocolle 2014) e Nuova poesia extraterrestre (Carteggi Letterari, 2016, Premio Giuria Studenti al premio Villalta Poesia). Suoi poesie sono state tradotte e pubblicate in Germania, Spagna e Stati Uniti.