Cosa dovrebbe essere per me la poesia? Un evento memorabile. Se qualcuno me ne propone una, io mi aspetto di rimanerne stordito a tal punto e con tale vigore da perdere i sensi. Mi verrebbe da dire, esagerando, che da una poesia io pretendo d’essere preso a pugni. Ecco cosa intendo per memorabile: ricordare esattamente che qualcosa di inaspettato è accaduto: un tramortimento generale che succede in un preciso istante, per una precisa combinazione di parole che non potrebbero in altro modo stare tra loro. Si chiama alchimia verbale e quando c’è lo capisci e te lo ricordi per sempre. “Jack con in bocca il mio cuore”, la nuova raccolta di poesie di Anna Rivelli, produce in me (e lo ha fatto sin dalla prima lettura) quel tramortimento generale, perché ha una concisione intuitiva che si esprime attraverso un registro linguistico-poetico che non ha tentennamenti, specie nel controllo delle solo apparenti sfasature tra metro e sintassi.

dalla prefazione di Bartolomeo Smaldone


Di pomeriggio

L’incanto

nel raggio meridiano che trafila

il burrascoso

inciampo dei pensieri

(oggi ieri oggi domani

forse)

il mandorlo impudente

che contende

specchi di giorno

sbiechi

al crollo ortogonale

del quartiere

sopra l’asfalto

nero.

È vero.

La luce

te la trovi

nel bicchiere.


Notizia

Anna R.G. Rivelli è nata a Potenza dove vive e lavora. Laureata in lettere con indirizzo artistico, ha pubblicato raccolte di poesie, racconti, romanzi ed interventi di critica e storia dell’arte. È curatrice di mostre ed eventi culturali. Ha fondato e dirige la rivista d’arte e cultura “Sineresi”. È docente di lettere.