In questi versi Roma si offre chiassosa e popolosa, appassionata di vita “fragile e orfana”. Roma si offre come luogo privilegiato di un’identità particolare, strabordante di autobiografia ma innaffiata dall’angoscia e dalla consapevolezza di interrogativi sempiterni e universali. Quella consapevolezza della fine e quell’altrettanto straziante attaccamento alla vita: “Dove siamo? Dove finisce, dove accelera il tempo? Quello dei/vecchi o quello dei morti?”
Roma come il fiume della vita, che affronta la tempesta della “fretta in gola”, dei “sogni infranti”, della “quiete palesemente sgretolata”. Roma come il desiderio della vita promessa, che è stata soltanto in parte. Roma come desiderio di vita, quella che (sappiamo che) non sarà.
Roma come luogo dove interrogare il presente a partire dal rimpianto di quello che un tempo abbiamo desiderato, al di là di quello che sarebbe stato per davvero: quel “rimpianto dei cieli non vissuti/quando pure tutto era una promessa/e non c’erano viaggi, non c’era riposo”. Roma come luogo dove interrogare il tempo degli anni imperfetti a partire da uno sguardo impietoso sul presente “nel buio ansioso che trema/che non respira”. Roma e il presente rispetto al passato che è stato: “L’io vivo accelera/e matura il pentimento”. Roma e il presente rispetto all’adesso: “necessità, respiro, ora nient’altro”. Roma e il presente rispetto al futuro: “Non avevo tempo non avevo odori”, quel “noi eravamo incolti e senza via d’uscita” e poi ancora “anche il sonno voleva addio e pace.
L’indecisione come collante: “a gruppi cantando l’indecisione” (prima), “non sappiamo dove andare” (adesso), “nel vuoto infinito/dell’indecisione” (dopo). Nell’indecisione, la consapevolezza della fine e l’attaccamento alla vita trovano almeno l’eternità nella e della carne, pur nella dolorosa consapevolezza di un sogno (forse) adulto che è in ogni caso destinato a spezzarsi troppo presto: “Non so se questa è l’età adulta, se/l’amore si fa così minuto per minuto svegliandosi col pensiero/della morte. Lui aveva ragione, i figli fanno pensare alla/morte anche quando nella mansarda c’è un tempo felice”.