Kate Clanchy

su “La testa di Shakila

Leggendo la storia di Shakila e dei talebani accolta in questa crestomazia credo divengano chiare a tutti le ragioni di tanta metamorfosi, di tanta maturata affezione. Il mix che questo libro presenta è dunque il frutto d’una stupenda svolta esistenziale, che […] ha dato frutti artistici di altissimo livello.

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Giovanna Rosadini

su “Frammenti di felicità terrena

Questo libro racchiude un percorso di vita e di scrittura, proponendo il meglio, rivisto e riordinato, della produzione poetica di Giovanna Rosadini, a partire dall’ormai introvabile libro d’esordio, Il sistema limbico, passando per Unità di risveglio, la cronaca in versi di un ritorno alla vita dopo l’esperienza del coma, fino ad arrivare alla sua seconda e recentissima raccolta einaudiana, Fioriture capovolte, uscita nel 2018.

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Tiziana Cera Rosco

su “Corpo finale

Nell’opera di Tiziana Cera Rosco, cresciuta in Abruzzo tra natura e Sacre Scritture, il corpo è una grande ragione che parla delle cose per le quali tragicamente esiste, determina il linguaggio con i suoi sospetti di invisibile, metaforizza ‘un tentativo continuo di accoppiamento col mondo’ -come dice l’autrice – e che porta il lettore dalle vette mistiche delle sante fino alla radice piú intime del sentimento della terra.

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Ivan Crico

su “L’altro siel del mondo

(…) Si comprende allora perché Crico abbia eletto proprio il bisiàc a lingua della sua poesia – questo idioma che, sopravvissuto e modernizzato nella parlata odierna, quasi nessuno più comprenderebbe nella forma che Ivan gli dà. Come il poeta scriveva già in una delle sue prime raccolte, nel silenzio / dell’attesa, ritornano a fiorire / nuovamente suoni / passati, che credevo / sepolti chissà dove, nelle vuote / fenditure del tempo. Come la luce improvvisa – luce di ceri antichi – o la voce che irrompe nella quiete del paesaggio, dando per la prima volta e per un fugace istante un volto alle cose sopite, così la lingua che giaceva sepolta chiama, si fa ciaro de quei che i xe ’ndadi.

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Paolo Maccari

su “I ferri corti

(…) Mi piacciono poeti contemporanei diversissimi tra loro, alcuni guidati da un progetto preciso (vanno per la maggiore, in ogni ambito, i progetti), altri senz’altra guida che non sia la loro sensibilità umana e culturale.
Da parte mia credo di appartenere alla seconda schiera, ma proprio in ragione dell’interesse sincero e della stima indiscriminata (il discrimine sarebbe la qualità, ma guai a usare questa ambigua parola) per esperienze a me lontane, da ciò non conseguono scelte di campo, né per ciò mi si accende la voglia di costruire una teorica preventiva alla prassi della scrittura (…).

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Maël Guesdon

su “Ovvero

E’ nato e vive a Parigi. È autore di due libri di poesia (Sorgue, La crypte, 2013; Voire, José Corti, 2015) e di numerose contribuzioni in delle riviste quali Europe, Trasnational Literature, Chimères, Espace(s), Diacritik, Muscle, Ce qui secret, Nazione Indiana. Nel 2014 ha co-fondato, con Marie de Quatrebarbes et Benoit Berthelier, la rivista La tête et les cornes, dedita principalmente alla traduzione di poesia contemporanea.

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