dal postscriptum di Milo De Angelis

Roma della vigilia, libro carissimo a Giovanna, è uno dei suoi testi più perfetti e ispirati. Qui si intrecciano biografia e leggenda, cronaca e fiaba, vicende familiari e visioni cosmiche e tutto il libro è percorso dalla vigilia, come vuole il titolo, da qualcosa che domani verrà e ci pone in uno stato di attesa febbrile, qualcosa che potrebbe da un momento all’altro cambiare la vita e avviarla verso un punto luminoso dove troveremo il passato, il presente e il futuro riuniti in un solo grande abbraccio.

da Roma della Memoria di Giancarlo Pontiggia

Riletto a vent’anni esatti dalla sua apparizione (Il Labirinto, 1999), Roma della vigilia ci appare, quasi fatalmente, come il libro in cui si devono fare i conti con la vita, una volta per tutte, e con l’urgenza di chi sa che i giorni sono davvero contati, che il tempo non è più nostro, se mai un giorno lo è stato.
Il poeta ripercorre allora i suoi luoghi – via Poerio, Casal dei Pazzi, via Giolitti, Via Nievo, Villa Sciarra, Monteverde – come un pellegrino i suoi luoghi santi, come Nerval i boulevards e le colline della sua Parigi nelle pagine estreme di Promenades et souvenirs o di Aurélia.
In questa città di rovine e di sgretolamenti…

Notizia

Giovanna Sicari (Taranto, 1954 – Roma, 2003) è stata poetessa e scrittrice.
Dal 1962, con la famiglia, si trasferisce a Roma, nel quartiere Monteverde. Le sue prime poesie escono a partire dal 1982 sulla rivista Le Porte, quindi su Alfabeta, Linea d’Ombra, Nuovi Argomenti.
A partire dal 1986 pubblica in poesia:

Viaggio clandestino, Siena, Quaderni di Barbablù, 1984.
Decisioni, Siena, Quaderni di Barbablù, 1986.
Ponte d’ingresso, Roma, Rossi & Spera, 1988.
Sigillo, Milano, Crocetti, 1989.
Non solo creato (insieme a Milo De Angelis), Milano, Crocetti, 1990.
Uno stadio del respiro, Milano, Scheiwiller, 1995.
Nudo e misero trionfi l’umano, Roma, Empirìa, 1998.
Roma della vigilia, Roma, Il Labirinto, 1999.
Epoca immobile, Milano, Jaca Book, 2004.
Naked Humanity. Poems 1981-2003, Stony Brook, NY, Gradiva Publications, 2004.
Poesie 1984-2003, a cura di R. Deidier, Roma, Empirìa, 2006.

Dal 1985 al 1989 è redattrice della rivista Arsenale. A partire dagli anni ‘80 inizia inoltre a lavorare come insegnante nel penitenziario di Rebibbia, a Roma, incarico che mantiene fino al 1997, quando si ammala gravemente. Dopo essersi sottoposta a interventi e cure prima a Roma, poi a Milano – dove nel frattempo si era trasferita col marito Milo De Angelis e il figlio Daniele – torna a Roma nell’estate del 2003, dove muore nella notte tra il 30 e il 31 dicembre.
La raccolta di poesie di Milo De Angelis Tema dell’addio è a lei dedicata.

dal libro “Roma della vigilia”

I giovani che camminavano allora in via Poerio
sono già morti o scomparsi in quel filo
di terra di bastoni, uno lo ricordo appoggiato
alla ringhiera con una lente fuori posto
vestito di bianco, l’altro semplicemente cantava.

I.

La notte romana getta nell’acqua della madre dopo le madri
ma la cosa è ugualmente fragile e orfana:
i fiori, le statue di giugno, i giorni
caldi gravi di via Merulana
dove solo qui si è poveri in pace
e la ragazza con sandali ferma il tempo
sull’agenda stracciata, non è signora
né puttana né fiore all’occhiello
della serata ufficiale, mostra versi
al parlatoio dove il pianto del neonato
è quello di sempre
dove il pianto cresce e muore e poi ancora rinasce in un’altra
rondine sul glicine al tempo balordo
con accento stonato. Lì il bambino cinese, Ahmed
o Mustafà raccolgono fiori e fortuna di derelitti
senza ritorno come abbandonati pellegrini
a cui nessuno chiede veramente se importa morire
rapiti e rapinati immersi in un sonno lieve straniero.