Canti della presenza assente - Augusto Pivanti

Cod. Art. 978-88-7848-852-6
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Nota dell’autore

La relazione che si stabilisce, nel nome di Eros, tra una scrittura e una lettura è nella grande parte dei casi taciuta: per pudore, per convenienza, per figliolanza al benpensantismo che non contempla, tra le trasgressioni accettabili, la proiezione che avviene quando l’altro - la sua scrittura - accade in nome e per conto nostro, al punto che sentiamo la sua parola entrare nella nostra carne fino a patirne l’ingombro.

Se il parallelismo con la dimensione erotica - altri direbbe “sensuale” - appare in prima istanza imbarazzante, a una più raffinata osservazione il meccanismo di riconoscimento non potrebbe avvenire diversamente, ché la parola determina le appartenenze, le incide, le marca con il fuoco della comunanza, le apparenta fino a farle divenire sorelle - quando domestiche - e amanti, quando spalancano il mondo sino ad allora sconosciuto di un’alterità “del sé” e “dal sé”. È quanto accaduto a chi scrive quando, a fronte di alcune morti di poete portatrici di scritture “intime” per lui, ha iniziato a interrogarsi sui significati delle loro parole nella propria storia. Con la scoperta - in apparenza banale, eppure straordinaria - che quelle morti impedivano soltanto la presenza di altre loro parole, ma restituivano quanto scritto da loro, sino al momento del commiato, con immutata energia e potenza.

Una sorta di relazione permanente, quindi, andava (e viene, costantemente) a stabilirsi con vite e scritture antenate, in un principio di scambio del senso e dei sensi che ne perpetua le possibilità fino a dilatarle oltre l’esperienza della permanenza e del trapasso.

È con alcune di queste poete - e con alcune tra queste scritture - che saldo il debito della distanza, proponendo una sorta di dialogo privato eppure dilatabile, collettivo, sapendo di una vita che la parola consente al di là delle forme conosciute, una vita dove la presenza di chi ci ha lasciato non viene dissipata ma rinnovata di lettura in lettura, fino a rendere i visi di chi ha scritto prossimi ai nostri, quasi a poterne scambiare l’umido delle guance e degli occhi.

A. P.


Notizie


Augusto Pivanti (Feltre, 1962) si occupa - silenziosamente - di poesia.

Opere:

Nostalgia d’alberi (LietoColle, Faloppio, 2005)

Memoria dell’acqua profonda (LietoColle, Faloppio, 2006)

Ti lascio entrare (PulcinoElefante, Osnago, 2008)

Biografie della nuda voce (LietoColle, Faloppio, 2009)

Al molto che non sono (PulcinoElefante, Osnago, 2009)

Il dilemma (PulcinoElefante, Osnago, 2010)

25 baci di poete (PulcinoElefante, Osnago, 2010)

I nomi impliciti del tempo (LietoColle, Faloppio, 2011)

Quest’anno va Mahler (PulcinoElefante, Osnago, 2011) con Giovanni Trimeri

25x2 (PulcinoElefante, Osnago, 2012)

Specchio del disinganno (LietoColle, Faloppio, 2013)

Epifanie della maternanza (LietoColle, Faloppio, 2014)

Acque placentari (PulcinoElefante, Osnago, 2016)

Ex libris - Le posizioni della lettura (LietoColle, Faloppio, 2016)

Ontologia della Maddalena (LietoColle, Faloppio, 2017) con Alessandro Assiri


Fabrizia Chiappa (Milano, 1958) si è occupata di fotografia pubblicitaria.

Dopo avere per anni rappresentato la verità della finzione, ha potuto liberare la propria creatività passando dalla scena al “dietro le quinte”, con una ricerca sulla “bellezza dell’imperfezione” che ha caratterizzato gli ultimi anni del suo lavoro. A testimonianza, la mostra personale Imperfezioni (luglio 2018) a Pietrasanta.

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