Corvi con la museruola - Sergio Gallo

Cod. Art. 978-88-9382-007-3
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Breve nota critica

Poesia nella natura (non sulla natura), dove il radicamento sembra essere l’es­senza e l’esigenza stessa del verso, dove la natura è quel che dice la parola natura, cioè essenza. Poesia radicata nell’esperienza sensibile.

L’ambientazione non è quindi, per intenderci, quella del documentario fauni­stico o la scena di un quadretto agreste, bensì l’ambiente più vasto, che è l’uni­verso stesso, a tratti delicato e son­tuoso, a tratti crudo e doloroso.

In questo luogo poetico le condizioni e le situazioni apparentemente di­stanti possono risuonare tra loro e richiamarsi perché condividono un’ori­gine comune e inconosciuta, e allo stesso tempo appaiono ine­vitabili e prede­stinate. Così la similitudine, che non rimane in queste poesie un espe­diente per dare un colore poetico o una qualche sugge­stione, si rende me­tro dell’esperienza, si apre al mondo del sim­bolo e lì permane. Il rogo nei campi in cui muore il riccio, in un intreccio di cause in cui piante, animali e uomini sono legati e intrap­polati insieme, si apre a simbolo di altri roghi, e di altri disastri (umani e non) dei quali nessuno sembra aver più titolo d’im­portanza rispetto agli altri.

La veste lirica, come da migliore tradizione, non rimane un’esterioriz­zazione delle cose intime, al contrario è strumento di apertura, a un tutto di cui l’io li­rico è semplicemente, o forse inciden­talmente, un punto focale tra i diversi possibili. Il mondo esterno si estende fino nel mondo intimo e così alla fine anche il male non è in fondo stigmatizza­bile: è un incidente doloroso nella ine­sorabilità naturale della vita, quindi è insondabile e inconsolabile. L’io poetico qui, infatti, fa delle domande ma non sembra aspettarsi tanto risposte, quanto una partecipa­zione solidale e consolatoria; il metro è cadenzato come il passo di chi è per la via, e sta coi piedi per terra; i periodi sono lunghi e articolati, a riunire e come ricucire insieme archi di vissuto più ampi possibile, a imbastire un’immagine, se non comprensibile, almeno ricono­scibile.

Martina Campi

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