Frangiflutti - Davide Maria Quarracino

Cod. Art. 978-88-7848-947-9
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Prefazione

Scrivere poesia non è una faccenda semplice. Bisogna sfrondare, già nella mente, prima che diventi parola scritta, il pensiero o l’immagine metaforica da cui solitamente scaturisce il testo nella sua completezza, per evitare di cadere nei tranelli dell’ovvio, della retorica, del sentimentalismo, della pedanteria. Di tutto ciò, insomma, che distoglie rapidamente l’attenzione di chi incappa in una raccolta di versi mediocri. Solitamente, questo processo avviene con una certa naturalezza non prima dei trent’anni (la parola poetica ha un’evoluzione lenta), in coincidenza con una maturazione stilistica che non può non accompagnarsi a quella di tipo esperienziale, esistenziale. Difficilmente, insomma, le prove d’esordio anche dei poeti più grandi non sono esenti da una certa quota di enfasi tipica dell’età.

Non si può non rimanere impressionati, dunque, dalla qualità dei versi di Davide Maria Quarracino, diciannovenne alla sua prima pubblicazione in volume. Frangiflutti è una piccola opera compatta, ritmata da un respiro regolare che lega i frammenti poetici, alternati a momenti di prosa, senza cedimenti e con la riconoscibilità di una voce poetica matura. Se nei brani di prosa il registro è più classicheggiante, non senza qualche ingenuità e una rotondità dell’eloquio che contrasta con l’asciuttezza dei testi in versi, è nelle poesie brevi che l’autore dà il meglio di sé. Qui il lavoro sulla scrittura, il limare la forma alla ricerca di una (apparente) semplicità generano esiti di notevole efficacia. Quarracino sembra padroneggiare gli strumenti che gli consentono di ottenere effetti talvolta spiazzanti, in una voluta ambiguità che tiene alta l’attenzione del lettore. Tra gli altri, l’espediente della fusione tra parte dialogica, fortemente colloquiale, e voce dell’io narrante: «Anche la tua più ridicola caduta/ è elegante per te anche chiedere/ dov’è la toilette e il tuo viso/ è bello anche quando/ stanco pulisce dal piatto il pranzo/ e al mio ti dò una mano risponde disinvolto/ no, aspetta, faccio io». Da notare, poi, sempre in queste poesie brevi, l’uso parsimonioso degli aggettivi e la tendenza a non utilizzarli in senso meramente attributivo, se non ad eliminarli del tutto: «Ora che nell’acqua non ci sei/ io vado a fondo/ finché il battito non smette/ e tutte le ossa fanno fatica a risalire,/ come un silenzio di montagna tra la nebbia/ scotta l’attesa, come la paura prima della scia/ di un salto, di un brivido alla schiena».
L’atmosfera generale è di un incanto rarefatto, di una sospensione assorta frutto di una personalissima ricerca espressiva che si muove sul crinale sottile tra senso comune e invenzione poetica, oscurità sintattica e comprensibilità: «Stiamo dopo che smette di piovere/ dove l’acqua rimane a cantarci dentro./ Non qui, non lì, noi viviamo nel mezzo». «Questo è il quando, il dove/ sei venuto// e non c’è silenzio/ in cui non sai/ avere negli occhi/ le ferite del cammino». E ancora: «Ci sono stati d’animo percorribili solo a piedi/ nel senso che devi fermarti e, se piangere, farlo/ e basta». Tra i testi in versi più lunghi, la poesia In memoria si segnala per una narrati-vità più emotiva, disarmata. E non mancano momenti di “scandalo”, piccole finestre aperte sulla contemporaneità più amara, anche scabrosa, ma con uno stile sorvegliato che ne potenzia la resa: «Una zingara si è coricata sull’asfalto e ha serrato le pupille./ Tre sono le verità: la gobba, il neonato/ e una grande voglia di morire. Un barbone oscurandola/ ha aperto la zip e a schizzi d’urina l’ha baciata,/ amata. A rivoli l’urina colava sul collo, nell’abito […]». Il libro si chiude con uno dei momenti poetici più alti della raccolta, in cui il ragazzo di oggi sembra congedarsi dal lettore con la voce sapiente dell’adulto di domani: «C’è quel silenzio, oltre la morte/ quel silenzio, nient’altro; per sempre/ ci diciamo quest’addio/ varcando tutte le porte – ogni notte/ io l’amavo ogni notte/ di un amore con cui si ama/ alla follia// che spezzi il pane/ così, a due/ la vita».
Luisa Pianzola




Notizia

Davide Maria Quarracino (Santa Maria Capua Vetere, 1995) frequenta il primo anno della facoltà di lettere moderne all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Nel 2013 e nel 2014 ha letto alcuni suoi testi alla 10a e 11a edizione di Parco Poesia (Rimini). Suoi testi sono anche tradotti in arabo. Frangiflutti è la sua opera prima.

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