I canti settembrini per Padre Pio - Giovanni Scarale

Cod. Art. 978-88-9382-010-3
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I canti settembrini

Un mese ancipite settembre, come marzo giugno dicembre.

Settembre chiude gli occhi a una stagione estenuata e partorisce l’autunno

con le sue forme scarnite, il suo linguaggio straziante profondo leggero

come la luce dell’addìo o del ritorno lontanante

non più terrestre, del rinascere nel ricordo di un uomo

che a tutti è divino.




Prefazione

Con una intensità quasi febbricitante, Giovanni Scarale, rivive il messag­gio semplice e grandioso di Padre Pio, sottolineandone la perenne intre­pida giovinezza fiorita nell’aspro Gargano, ma ormai espansa per tutto il mondo. Non si tratta solo di un poeta autentico, che macina gli endeca­sillabi con una velocità rifuggente da indugi compiacenti, che allinea analogie ardite, che intesse quasi naturalmente un lucido ordito antropo­morfo, ricco di metafore vegetali e rurali radicate nell’ambito di San Giovanni Rotondo, micrografia emblematica di una situazione cosmica, ma di un credente sui generis, scevro da bigottismi e da personalismi, il quale si sente umile ma essenziale tramite di un messaggio evangelico da custodire e tramandare.

Non manca nel poemetto qualche punta polemica nei riguardi dei merci­ficatori e traditori della immagine luminosa, ma al tempo stesso persecu­trice di Padre Pio: il poeta non può non rilevare le inquietanti presenze di coloro che per aridità di cuore ed inveterato asservimento a Mammona, non ne potevano cogliere la straordinaria eredità umano-divina. Si tratta, però, di brevissimi momenti, ché l’amore è il vero leit-motiv di Scarale, ideale discepolo dell’umile frate di Pietrelcina.

I versi di questo poeta bruciano ogni ritualismo, in antitesi profonda ed intransigente con la languida dolciura oleografica che mani profane (nel senso etimologico) e profanatrici hanno addensato sulla figura e sulla vi­cenda di Padre Pio mentre era in vita e dopo la morte.

In comune col singolarissimo cappuccino, Scarale ha una scabra natura terragna, che lo spinge ad un linguaggio essenziale, umanissimo. Padre Pio e Scarale sono figli della terra aspra (beneventana e garganica) dove l’uomo per secoli era apparso deprivato e spossessato della sua dignità da una stratificata prepotenza, che aveva inesorabilmente cancellato il segno del riscatto divino, della fraternità che travolge per impeto d’amore ogni barriera di classe e di origine e di cultura.

Non è certo superfluo ricordare (come, del resto, evidenziano i versi di Scarale) il radicamento pieno, sentito, sofferto e gioito di Padre Pio nel territorio garganico, una scelta ed un destino, un desiderio incoercibile ed un’obbedienza accettata alla maniera di San Francesco d’Assisi. Infatti, Padre Pio era rimasto caratterizzato dalla sua estrazione contadina, meri­dionale, per quanto essa esprime di autenticamente umano, di umile e di sofferente; ed il prossimo evangelico era per lui, sì, la gente di San Giovanni Rotondo, ma anche tutti coloro che da ogni parte d’Italia e del mondo andavano da lui per averne consiglio, aiuto e conforto.

Il poeta assume nei vari momenti modi, forme, atteggiamenti che ten­dono a farci sentire la ineliminabile presenza del Padre, il suo profumo, la sua luce, il bene di cui l’Aquinate aveva teorizzato la inderogabile espan­sione (<>), l’ansia di giustizia, la bellezza della sua morte (niente, comunque di petrarchesco, romantico o deca­dente: il poeta dimentica deliberatamente quanto sulla morte bella hanno scritto il cantore di Laura, Tasso, D’Annunzio, Julien Green, ecc.), la ci­renea disponibilità dell’olmo.

Questa essenziale caratterizzazione antropomorfa in senso rurale e cri­stiano, è evidentissima nella poesia di Scarale.

Il messaggio di Padre Pio viene, per così dire, ripreso come una compo­sizione musicale su tema dato, perché l’individualità di ciascuno resta ineliminabile, pur nell’abbraccio solidaristico, fraterno e nel comune ideale di libertà, di giustizia e di pace. Queste abusate e quasi consunte parole acquistano in Padre Pio e in Scarale una dimensione più spirituale, più intima, più nuova ma antica al tempo stesso perché sottintendono la premessa strutturale:<>.

Piero Mandrillo




Nota biografica

Giovanni Scarale è nato a San Giovanni Rotondo, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza alla scuola di Padre Pio, i cui insegnamenti hanno profondamente inciso sulla sua formazione culturale e umana.

Dopo la laurea in lettere classiche ha viaggiato molto in Italia e all’estero, riportando un’esperienza fervida di interessi socio-culturali.

Collaboratore di importanti case editrici, ha pubblicato molte raccolte di poesie in dialetto garganico (Sciure de roccia, La Tarra mia, Sotta l’ulme, La voria, A mosse a mosseZinnannàParole de tarra e de cèle, ecc…) e in lingua (Ad ogni ritorno un canto, Anche l’Olona è un fiume, Cantico tunisino, Ora Padre Pio è in noi, Un canto lungo venticinque anni, ecc.) e testi in prosa (Non tornarono, Fra’ Daniele Natale, Il medico sindaco di Padre Pio – Giuseppe Sala, Padre Pio nel cuore, ecc.). Per LietoColle ha già pubblicato Versi sottovento. Per molti anni ha redatto i periodici Lo Sperone, Lo Sperone Nuovo, Le Clarisse cappuccine, e Gli handicappati di Padre Pio, quest’ultimo prezioso per la conoscenza della vita dello Stimmatizzato e la ultra quarantennale attività dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo a favore dei disabili motori e della vista.




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