Il machine learning e la notte stellata - Francesco Tripaldi

Cod. Art. 978-88-9382-129-2
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Tripaldi è un giocoliere che lancia sulla carta e vi fa volteggiare sopra, uno dopo l’altro, anzi uno insieme all’altro, emozioni, immagini, geografie e registri linguistici attinti da dimensioni parallele e contesti spaiati. Il suo è un surrealismo con i piedi ben ancorati al cloud e che non a caso si nutre al contempo di macchine e cieli stellati. Nell’arco di uno stesso componimento si sorride, ci si stupisce, si riflette, ci si commuove, ci si compiace della familiarità con le situazioni portate in scena, ci si sente davvero figli del proprio tempo. La tecnologia, la televisione e i social la fanno da padroni, nella raccolta come nella vita di noi tutti. La poesia è un’interlocutrice seria ma non seriosa, una che sa stare allo scherzo, una che sa ascoltare. C’è tanta quotidianità mai banale, tanta attualità umana, una punta di sano sarcasmo, un pizzico di solidarietà, quel tanto di ironia e, soprattutto, autoironia che non guastano.

Francesco Tripaldi, nasce in Basilicata a Tricarico (MT) il 27 maggio 1986. Frequenta il liceo classico Q. O. Flacco di Potenza, si laurea in legge e si specializza all'Università di Bologna. Nel 2015 si trasferisce a Milano dove, attualmente, esercita la professione di avvocato.




Poeta lo dici a tua madre

Ma cosa ne sai tu,
del potere evocativo del dolore,
di bocche sempre sporche di parole,
di totem o di tabù.

Il poeta è un gambero,
ha il cuore nel cranio.

Cosa ne sai,
di consunzione e consustanziazione,
dei lutti di amici immaginari
delle ardenti condoglianze dei dioscuri,
di chi cerca di fare un occhio nero alle nuvole,
del disperato digiuno dei pidocchi
tra le ali degli angeli.

Cosa ne sai tu,
di come rubare alla luna il pallore,
ai bambini il pallone
per non sentirli gridare più.

Cosa ne sai,
della differenza tra favola e fiaba,
di tramonti vermiglio come ginocchia sbucciate,
dell’arte vera e di quella che si fa concupire,
di chi esercita
il mestiere più antico del mondo,
quello con la “p”,
il poeta.


*


Amore tra parentesi (Alle mie nuvole)

Ognuno ha le sue nuvole,
ognuno le sue costellazioni
ognuno il suo spazzolino,
il suo asciugamano, le sue convinzioni.

Io, invece, vado a caccia di scorpioni,
stano l’amore dai suoi nascondigli di parole,
gli strappo gli artigli e lo lascio a dimenarsi,
impotente
come si fa con le nuvole
e con le loro contraddizioni.

Altre volte lo bracco,
calcolo la balistica del dardo,
i danni collaterali del coinvolgimento,
e attendo,
attendo
il momento giusto per sparargli a tradimento,
come un amante spavaldo
come un cupido codardo.

Mi stendo al suo fianco
a guardare il cielo
e penso che se gli apostrofi tagliassero le gole
come fanno con le parole
la mia bocca traboccherebbe di sangue,
che se le nuvole dicessero la verità
riguardo la loro vera forma
non ci sarebbe azzurro sufficiente
a segnare l’orizzonte
a meno che
non traboccasse dai tuoi occhi.


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