L'Orfano - Marco Pelliccioli

Cod. Art. 978-88-7848-991-2
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Lavatoi

Superato l’acqua park

mio padre mi racconta le estati nella valle

i tuffi giù nel fiume nell’acqua congelata:

chi risale a galla, un buco nella fronte,

chi coi borfadèi, il cuore si è fermato,

e poi le biciclette, le madri un po’ vedette,

la cesta con i panni, la gonna stretta in vita.

Pare che l’Angiolina lo trasse un po’ in inganno

dicendo ai lavatoi ci fosse una piscina

e lui che prima d’ora ancora non sapeva

gli occhi spalancati, le scale a più non posso.

Come saltò dentro nel lavatoio vuoto

i sandali slacciati, le mosche sul sapone,

poi quando l’Angiolina lo cominciò a lavare

l’acqua così fredda che gli mancò il respiro

le dita congelate, le mani strofinate contro le braccia

e ancora, la bambola di pezza, appesa, le tovaglie,

lo spago, le mollette, le api, l’erba fina...

Così passavi estate

il clacson ci risveglia in coda all’autostrada:

l’Angiolina, l’Oscar, in fila per le scale,

le mani, i ballatoi,

il cesso del palazzo.



Postfazione

Una passione apertissima per il mondo esterno, per l’umana realtà circo­lante, nella varietà non banale del suo esprimersi, o anche solo nel suo appa­rire per immagini. Ed è così che si manifestano nel nuovo libro di Pelliccioli, in linea di coerenza e di sviluppo con il precedente, C’è Nunzia in cortile, svariati personaggi, nell’umiltà quotidiana e nella concretezza ru­vida del loro accidentale esserci. Una realtà che Pelliccioli sa spiare con sensi­bile avidità, fra strade, stazioni, cortili, campi di calcio, tra “scorri­bande di orfani e monelli” e un campionario misto e multicolore, all’interno del quale sembra quasi crogiolarsi, coinvolto eppure esterno osservatore di una folla di volti appiattiti nelle loro comunissime storie, nella loro fisionomia dialettale, nei loro corpi normalmente “arresi”. Ma poi il testo sa aprirsi alla narrazione di vicende cupamente avventurose, avvenute nelle condizioni di viaggi estremi, nella contemporanea dinamica di migrazioni e drammatici spostamenti da località a noi sostanzialmente estranee, dall’Africa, con esiti tematici e di scrittura che muovono util­mente il quadro d’assieme, svincolan­dolo da una possibile maniera già acqui­sita.

In fin dei conti si ha l’impressione che Pelliccioli senta, più o meno oscura­mente, la provvisorietà di un mondo ormai vicino a scomparire, di una realtà autentica quanto vistosamente anonima, sempre più risucchiata indie­tro, residuale presenza di un passato in cui sprofonda, mentre la cro­naca e la storia, anche nel male, vanno muovendosi irreversibilmente al­trove.

Insomma, il poeta appare, da un lato, legato, affettivamente, a una realtà che va perdendosi e vuole salvarne nelle sue parole, nel suo raccon­tare in versi - e quanto più possibile, e ossessivamente - almeno la memo­ria. Mentre da un altro lato sa cogliere e trasmetterci l’emozione di un’umanità disperata che non possiede più neppure il minimo conforto di una pur misera stabilità.

L’amore e il rinnovarsi della vita spostano poi la materialità ingombrante del reale verso una dimensione di più lieve e persino tenera visione delle cose e del sentire, del sentimento. Pelliccioli lavora con lodevole cura al dettaglio i diversi suoi materiali, lo fa muovendosi nell’accortezza dello stile, nella naturalezza di una pronuncia sempre corretta e scandita da un verso elastico e dunque duttile, ma certo ben quadrato nelle sue cadenze.

Maurizio Cucchi




Notizia

Marco Pelliccioli è nato a Seriate (BG) il 25 novembre 1982.

Ha pubblicato C’è Nunzia in cortile (LietoColle, 2014), finalista al Premio internazionale di letteratura Città di Como, ai Premi Mauro Maconi e Mario Pannunzio, vincitore del Premio AlberoAndronico di Roma. Vapore metropolitano (Albatros, 2009), terzo classificato al Premio Mario Pannunzio. A due passi dal treno (Eclissi, 2015) romanzo segnalato dal Premio Italo Calvino 2014. Un dandy a teatro. Oscar Wilde e Woody Allen (MEF, 2008), saggistica. Suoi testi sono stati premiati e finalisti ai premi Lago Gerundo Europa e Cultura, Mario Soldati, Mario Pannunzio e sono apparsi in alcune antologie e riviste.

Il capitolo La Patirazza del presente libro è vincitore ex aequo della sezione Poesia XIV edizione InediTO Premio Colline di Torino 2015.

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