La casa folle - Lali Tsipi Michaeli

Cod. Art. 978-88-9382-138-4
€16.00
Disponibile
1
Dettagli del prodotto



Benvenuti nella casa folle

di Sara Ferrari

Passeggiando con il naso all’aria per Tel Aviv, nei pressi del porto turistico e lungo l’ampia via dedicata al fiume Yarkon, a pochi metri dal profondo blu del Mar Mediterraneo, ci si imbatte in un edificio curioso, le cui forme visionarie rievocano le case dell’architetto spagnolo Antoni Gaudì. In una città dominata dalle linee eleganti ed essenziali dello stile Bauhaus e dalle ripide geometrie di grattacieli ultramoderni, questo singolare esempio di architettura urbana non poteva che essere ribattezzato la “casa folle”. Proprio a questo a edificio si ispira la raccolta omonima della poetessa israeliana Lali Tsipi Michaeli. Non a caso, al centro della copertina originale del volume campeggia una bella fotografia, dove la “casa folle” si mostra in uno dei suoi arditi profili, appena coperta da una timida vegetazione. Il legame tra la tangibilità del luogo reale e l’opera di Lali Tsipi Michaeli è di duplice significato: l’uno concreto, l’altro simbolico. Il principale scenario delle liriche incluse in questo libro, infatti, è proprio Tel Aviv, centro ideale ed effettivo d’Israele, unica città dello Stato ebraico cui è possibile attribuire l’appellativo di “metropoli”, non tanto per la sua estensione quanto per il vasto respiro di apertura che la caratterizza. E l’io poetico di Lali Tsipi Michaeli più volte rivela la stessa impronta urbana e cosmopolita, la quale costituisce inoltre un importante elemento identitario. Al di là di ciò, è soprattutto il valore simbolico della “casa folle” a definirne il senso all’interno della raccolta. Come, infatti, la “casa folle” interrompe l’orizzonte regolare della città di Tel Aviv, rifiutando di adeguarsi ai dettami dell’architettura dominante, così la poesia dell’autrice israeliana ripudia ogni aspetto del convenzionale e sceglie per sé un evidente simbolo di unicità e di distinzione.

Non si tratta però soltanto di questo. Con La casa folle Lali Tsipi Michaeli si inserisce nella tradizione della poesia israeliana che ha portato la “casa” al centro della scena. Basterebbe citare il Poema domestico di Aharon Shabtai, pubblicato nel 1976, dove è celebrata una dimensione quasi epica, mitologica della casa. O, ancora, la produzione d’esordio di Hezy Leskly, dove la casa e gli elementi basilari dell’arredamento diventano oggetto di una poesia che è principalmente una riflessione (anti)filosofica sul suo linguaggio. Nella poesia di Lali Tsipi Michaeli, invece, la casa incarna in primo luogo la dialettica tra pubblico e privato. Nella routine della vita cittadina, basata per lo più sull’istituzione del condominio, questi due piani, infatti, sono destinati a confondersi senza sosta, in una pericolosa sovrapposizione tra le parti, che inquieta l’io poetico fino a condurre alla follia inclusa nel titolo.

In questa schizofrenia quotidiana imposta da schemi sociali prestabiliti, l’amore e la sessualità appaiono come le uniche forze capaci di sostenere l’io poetico nella propria battaglia esistenziale. Il sentimento d’amore e l’eros sono agenti inscindibili l’uno dall’altro e Lali Tsipi Michaeli non teme di toccarne ogni singolo aspetto, grazie a un tratto poetico preciso e vivido. Che l’erotismo sia un aspetto dominante della sua poesia lo ha capito prima di chiunque altro il critico Gabriel Moked, il quale ha coniato per Lali Tsipi Michaeli l’azzeccata definizione di “poetessa erotico-urbana”. La voce dell’autrice israeliana è, in effetti, spregiudicata, audace: l’espressione di una femminilità vigorosa, consapevole di se stessa e della società che la circonda.

Quello tra pubblico e privato non è il solo conflitto a emergere dalle liriche de La casa folle. Forte si avverte anche la contrapposizione tra interno ed esterno. A questo proposito, lo spazio domestico assume un ruolo protettivo da una realtà esterna inquietante, dove l’io poetico è esposto a pericoli che, simili a impetuosi venti di bufera, tentano di varcare i più sicuri confini della casa. Di certo si potrebbe pensare che l’instabilità storico-politica del Medio Oriente assuma nell’immaginario poetico di Lali Tsipi Michaeli un carattere prevalente. Ciò, tuttavia, è attendibile soltanto in maniera marginale. Il pericolo più insidioso è la solitudine, una condizione ontologica universale che l’esistenza cittadina amplifica fino a oltrepassare le soglie della sopportabilità. È vero che il calore della sessualità e la vicinanza dei corpi offrono in qualche modo una zona di salvezza, ma questo ruolo non ricade unicamente su di essi. La bellezza svolge, infatti, un compito altrettanto decisivo. La bellezza del mare, della vegetazione, del paesaggio in generale. La bellezza dell’arte. La bellezza della poesia e dell’eccezionalità assoluta del suo funzionario, il poeta. Per Lali Tsipi Michaeli, persino nella più radicale contemporaneità della Tel Aviv del Terzo Millennio, il poeta è dotato di capacità che sfidano il soprannaturale, una sorta di profeta, privo però del mandante fondamentale: Dio. Depositario di un mistero superiore, avvezzo a “produrre miracoli”, il poeta scrive dell’assenza, è interprete del silenzio, sacerdote della solitudine e della follia. Sì, perché ciò che tormenta l’io poetico, la stessa follia contestata in principio, al tempo stesso lo nutre, lo apre al canto. Benvenuti quindi nella casa folle, “tra pareti fasciate con bende di bellezza”, dove la poesia, come l’amore, è anzitutto possibilità di trascendere se stessi e la storia. Per quanto dolorosa essa ci appaia.




Lunedì

Ieri ho fatto un mezzo jogging

e nel mentre ho imparato

che tutti quanti hanno i gomiti

ma proprio

tutti

e bisogna soltanto attivarli

quando ce n’è l’esigenza

Soprattutto ho imparato

che c’è poesia nell’aria

e bisogna soltanto sapere

in quale parte della città

volare

Nella seconda parte del mio jogging

ho preso subito un taxi per tornare a casa


יום שני

אֶתְמוֹל עָשִׂיתִי חֲצִי ג'וֹגִינְג

וּבַדֶּרֶךְ לָמַדְתִּי

שֶׁיֵּשׁ מַרְפְּקִים לְכָל אֶחָד

אֲבָל

לְכָל אֶחָד

וְצָרִיךְ רַק לְהַפְעִיל אוֹתָם

כְּשֶׁצָּרִיךְ

בְּיִחוּד לָמַדְתִּי

שֶׁיֵּשׁ שִׁירָה בָּאֲוִיר

וּפָשׁוּט צָרִיךְ לָדַעַת

לְאֵיזֶה חֵלֶק שֶׁל הָעִיר

לָעוּף

בַּחֵצִי הַשֵּׁנִי שֶׁל הַגּ'וֹגִינְג כְּבָר לָקַחְתִּי מוֹנִית הַבַּיְתָה




Notizie

Lali Tsipi Michaeli è nata in Georgia nel 1964 ed è arrivata in Israele da bambina. Ha studiato Letterature Comparate all’Università di Bar-Ilan. Finora ha pubblicato cinque libri di poesia. Ha anche curato un’antologia poetica intitolata, Resistance (2011), dove delinea le proprie convinzioni sulla poesia affermando che essa “è un atto di protesta, di ribellione”. Le sue poesie sono state pubblicate anche su riviste letterarie e sui quotidiani e sono state tradotte in alcune lingue. È anche autrice di video artistici sulla poesia. Attualmente vive a Tel-Aviv, in riva al mare, e insegna lingua ebraica all’Università Ben-Gurion di Beer-Sheva.

Sara Ferrari è docente di lingua e cultura ebraica a Milano. Si occupa principalmente di letteratura ebraica moderna e contemporanea, con un particolare interesse per la poesia israeliana, di cui è anche traduttrice Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore 2007), La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana Editrice, 2018).

Salva questo articolo per dopo