La linea del davanzale - Francesca Ippoliti

Cod. Art. 978-88-9382-125-4
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“La linea del davanzale / è l’unica cosa rimasta del mondo” afferma l’autrice nel componimento d’esordio, con un sottinteso simbolico che trova ragione nello svolgersi della silloge, quando corrisponde alla “linea del corpo” piuttosto che suggerire le “cose da fare se la stanza diventasse un cerchio: // a piccoli passi regolari camminarci dentro / diventare vuoto meccanismo o una bolla grande, inutile e perfetta / dirigere l’orchestra delle voci / rotolare lungo la linea, rinunciare a salvarsi”. Con La linea del davanzale, Francesca Ippoliti conferma una maturità di pensiero e di stile che la pone in posizione privilegiata rispetto a molte fra le scritture coetanee, impressione suffragata da altre sue parole in forma di saggio: “La poesia dovrebbe dire qualcosa di più e qualcosa di meno di una storia privata. Di più, perché l’immersione nella contingenza autobiografica è una forma di difesa e non travalica il campo dell’informazione per raggiungere quello della necessità; di meno, perché la rinuncia al vissuto biografico la rinuncia all'investimento dell’io, alla presa di posizione è quasi sempre una via di fuga, una divagazione (in ogni caso, un’operazione intellettuale)”.

Francesca Ippoliti (Napoli, 1988) è dottore di ricerca in Letteratura italiana presso l'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, in cotutela con l'Université de Lausanne. Redattrice di «Nuovi Argomenti» e de «L'ospite ingrato online», collabora con riviste e blog letterari. Questo è il suo primo libro di poesie.




Rituale

Mentre giri su te stesso rapidamente
e con un colpo di frusta svanisci

…........

Guardi tutto nell'assenza di Dio
resti fermo e sicuro nel vento

La linea del davanzale
è l'unica cosa rimasta del mondo.


*


I poteri

Sul sogno

Aspettano l'apparizione di una donna oppure di un'isola. Magari un giardino.
Si alzano in piedi, si siedono di nuovo, passeggiano, dicono cose, respirano anche. L'erba è lucidissima, l'erba è – per fortuna – artificiale: un' idea nostra di erba.
Hanno inventato – loro – l'estate, ma l'estate è tutto.

Del sole, dicono che:
Il miele è un lavoro per api ronzanti. Ci vogliono:
ali piccole, corpo leggero, tenacia irritante, movimenti ostinati.

...dove il divano è un principio di gioia, una sponda di salvezza, l'esatto momento in cui mi addormento e divento
più potente di voi.

Sulla veglia

Io-cecità-salvezza ecc., mi ripetevo come un mantra per mettere insieme un po' di concentrazione, di frasi finite, di sguardi che vanno dritti in un punto, senza divagare.
Mi faccio la violenza – la cura – di un'attenzione continua e opprimente. Mi dedico a qualcosa, mi piego, divento forte, perdo – cerco di stare dentro il più possibile.

Una dinamica

E tu, proprio tu, ma forse io, devi sapere che:
ci sono solo due forme di potere – l'assenza e la vigilanza – e non potrai conciliarle, non potrai farcela, non ci riuscirò.


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