La luce non è spenta - Stefania Ruggieri

Cod. Art. 978-88-9382-121-6
€7.50
Disponibile
1
Dettagli del prodotto

la mia rivoluzione siede nel cranio
dimentico le combinazioni i numeri perdo anche il fiato
non riesco a districarmi nel linguaggio
non ho ricordi dell’infanzia
o della prima foto che ho scattato
sovversiva rischio parole sempre uguali l’osso la sottana
il tempo ci divide non ci unisce
la mia rivoluzione s’appoggia al parapetto
giorni dell’attesa o della resistenza sono questi
pianta grassa che fiorisce senz’acqua sotto la pietra
non riesco a dare un nome a questa mia abitudine
cammino anche se zoppico a rilento avrei dovuto usare un plantare
è accanimento della sorte o frutto formidabile del caso
non so aspettare non so cosa aspetto
su questa banchina su questo marciapiede
su questa parte della strada non è la carreggiata
vuoi illudermi? non ho mai preso un tram
la mia rivoluzione s’irradia nel mio centro
intorno all’ombelico bersaglio vulnerabile ventre che accoglie
non ho più sangue umori liquidi da chiudere in vasetti
spazi dilatati e vuoti bolle d’aria in circolo
in neretto i margini i titoli di coda l’inessenziale




Notizie

Stefania Ruggieri (1963), meridionale di Puglia. Una laurea in Economia con esperienza lavorativa nei settori acciaio e moda. Scrive per dare sfogo alla sua inquietudine genetica e nell’attuale parte della sua vita per lottare giorno dopo giorno affinché il ruolo di madre e di moglie non sia un non luogo in cui disperdersi o naufragare ma un luogo da cui ripartire. Ha pubblicato i libri di poesia Rosso di fragola (Congedo, 1994), Sotto un sole che mai muore (MilellaSpaziovivo, 2013), l’anima (pulcinoelefante, 2017). Alcune poesie sono apparse su Nuovi Argomenti.

Paola Mischiatti (Rovigo, 1975) nasce come fotografa, performer, modella e interprete di se stessa. Dice di sé: “Mi metto a disposizione delle sensazioni e degli stati d’animo che provo al momento e creo subito la scena, per non lasciarmi scappare nessun dettaglio. Mi ritengo materiale da lavoro: il mio modus operandi, il mio volermi ritrarre in foto non vuole essere autocelebrazione; uso il corpo come veicolo di sensazioni (a volte storpiandolo e contorcendolo) e non come ostentazione di un io atrofico femminile, facile ai consensi del fruitore”.


Storpi in maniera poetica il corpo umano,
non chirurgicamente, ma
con dolorosa fantasia

Vincenzo Galluccio

Salva questo articolo per dopo