Nature reversibili - Emilia Barbato

Cod. Art. 978-88-9382-127-8
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Michele Paoletti intervista Emilia Barbato - Laboratori Poesia: http://www.laboratoripoesia.it/emilia-barbato-2/?fbclid=IwAR0Y4Y2zt_zzYpEdPLlWTewfpbi_0Smp3ATsEqxuS8YE_QbkKLxUBob85WY



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È questo un libro che nella impeccabile compostezza della scrittura, nell’equilibrio della lingua e della forma, senza ricorso alcuno a effetti speciali o sottolineature enfatiche, riesce a coinvolgerci anche emotivamente. Emilia Barbato osserva il vento che passa tra le foglie creando una musica e una serie fittissima, a tratti misteriosa di corrispondenze interne a un mondo, quello di cui ci parla, con tanta sensibile delicatezza. Una poesia, la sua, dove entrano oggetti minimi (la camicia, il piumone, la tovaglia, “le povere cose: l’inizio / di una sedia, qualche foglio, / un quarzo rosa, / due miserabili candele,”) e figure della realtà quotidiana, ma anche del mito e della poesia o del cinema. Appare, ma quasi tenuto in ombra, un personaggio, in un habitat urbano di cui Emilia Barbato accenna svariate presenze. Appare l’amore, ma sempre in una estrema discrezione di pronuncia che è anche segno di una viva capacità di controllo morale delle sensazioni e delle emozioni, le quali, peraltro, si avvertono screziare, trascorrendo intense, il tessuto dell’esserci reale e naturalmente poi del verso. Appunto come quel vento che “passa veloce / nelle stanze dimenticandole”, ma che, non di meno, “porta un nome di cielo”.

Ma poi compare anche la freddezza della pietra, in una sorta di imprevisto raggelarsi, mentre le figure accentuano il loro carattere enigmatico, talora sinistro, fino alla “farina dell’abbandono”, fino all’ascolto del silenzio che pervade, che raggiunge “infinite lontananze”. Si intravede, nel complesso di questo libro felicemente compatto, l’articolarsi di una vicenda, ma nei suoi dettagli residuali catturati e incisi dalla e nella memoria. E il valore di questa lirica è anche nel misurarsi con l’esperienza in modo non univoco. Se la pietra è allora gelida e dura, Emilia ci parla pure della “pazienza della pietra”, se considera “un edificio religioso questo corpo”, sa anche vederne l’effimera e insieme mirabile consistenza, con l’infinita pietà di chi ha compreso che sempre, noi, “chiediamo assoluzione”. E allora ci dice: “Io sono la polvere, / il nonnulla che si lascia /andare, la parte trascurabile, / la figura malinconica / di un mozzicone sulla strada”.

Maurizio Cucchi




Danzi e chiami corda
la rotazione nei passi,
musica di foglie, l’universo
dove oscilliamo. Il paradiso,
aggiungo, è in questi giardini

una pulsazione
il battito di un astro.
Trattieni il respiro e il vento,
le stelle possono cantare
questa notte.


*


Per questioni terrene, talvolta,
il vento porta un nome di cielo,
resina nel suono raduna farfalle
e piccole paglie, misura in un verso
la profondità di una bianca viola,
viola che permea
corpo bosco che si libera e muove
con movimenti vivi, di radici.




Notizia

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971 e risiede a Milano. I suoi testi sono apparsi in diverse antologie, sulla rivista “Poezia” di Bucarest, “Immaginazione” delle Edizioni Manni e sulla rivista “Aperiodico ad Apparizione Aleatoria” delle Edizioni del Foglio Clandestino. Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011) è la sua prima raccolta. Seguono Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014), Capogatto (Puntoacapo Editrice, 2016), primo classificato per la sezione Libri Editi IX edizione del Concorso Nazionale di Poesia Chiaramonte Gulfi – Città dei musei, Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre Vive Editore, 2018), primo classificato Luce a Sud Est – concorso di scrittura sociale.

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