Poeti contemporanei dei Balcani

Cod. Art. 978-88-9382-114-8
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La bellezza del fare

Questo è un libro di poesia. Non lo abbiamo voluto per scrivere la vicenda della poesia balcanica contemporanea. Non abbiamo pretese storicistiche. I testi che presentiamo non sottendono l’adesione a scuole o a movimenti; e neppure rappresentano una raccolta dal ‘fior fiore’. Abbiamo chiesto ai poeti di fornirci una selezione delle loro poesie, delle quali il critico-antolo­gista si è limitato a trarre il percorso esemplare. Abbiamo voluto assecon­dare il pensiero della poesia, non l’esigenza di una sistemazione. Da sempre credenti nell’autonomia dell’arte, abbiamo voluto evitare che l’idea preva­lesse sulla poesia, perché la lettura critica non sormontasse la voce dei poeti. Abbiamo scelto gli Autori tra i poeti più conosciuti, che propones­sero una visione del mondo, una poetica e uno stile, ma che non necessa­riamente provenissero dal circuito del mainstream culturale, e che non rap­presentassero a tutti i costi una linea di tendenza. Questa scelta ci ha por­tato a rinunciare alla completezza a favore di valori poetici realizzati, e non emblematici di un certo gusto del momento o di una particolare fisionomia dell’Autore. Abbiamo privilegiato quei testi poetici che ci sono apparsi i più fedeli al significato etimologico di poiéin e di téchne, del fare come creare, e dell’arte come tecnica non intesa, però, come artificio ma dotata di una sua particolare specificità e essenza in quanto portatrice di verità e di un valore di conoscenza del mondo.

A parte quattro eccezioni, tutti i poeti antologizzati sono esordienti in Italia, avendo però essi già pubblicato raccolte di poesie in vari Paesi d’Europa e del mondo. Molti degli Autori hanno offerto a questa indagine poesie inedite sia in Italia che nelle loro patrie d’origine.

Pensare un’Antologia di poeti dei Balcani è stato innanzitutto un modo per ringraziare la terra, le donne e gli uomini che ci hanno guidato dalla Slovenia alla Macedonia alla loro scoperta e alla scoperta della creatività della poesia in una regione tanto significativa per la storia e la cronaca eu­ropee ma così ancora poco frequentata in Italia. Ed ha significato accedere - per dire con Paul Valéry - in quel momento vertiginoso in cui qualcosa si di­strugge perché qualcosa si produca, proprio là dove ribatte ancor oggi l’eco della distruzione nella provvisorietà del linguaggio che oscilla tra spinte all’isolazionismo e abbattimento dei muri della divisione sociale, politica e culturale. È del 2017 l’Appello firmato a Sarajevo da circa duecento tra scrittori, accademici, linguisti a sostenere la necessità di uniformare in una sola lingua i tre idiomi del croato, del bosniaco e del serbo, suscitando in­terrogativi, perplessità e contestazioni, nel mentre in Montenegro si per­corre la strada opposta: quella della creazione di una lingua di cultura iden­titaria. Una provvisorietà e anche una contraddittorietà di prospettive che il linguaggio della poesia fa proprie.

Reduci da una devastazione che si è fatta strada anche nella lingua i poeti trovano un loro idioma, che li unisce, al quale affidare una loro verità, nella qualità della loro percezione, ma pure nella peculiarità di un linguaggio che muta nell’angoscia del deflagrare dell’io e del senso, ci dicono i poeti nelle forme dell’orfismo, dell’elegia, del verso libero, della canzone. Oggi la rico­struzione di una identità culturale - di cui troviamo segni rivelatori in al­cune di queste poesie lontane però dall’affermare un nazionalismo ideolo­gico - sembra esprimersi nell’urgenza dei nostri Autori di diffondere l’idea della cultura e della creatività dell’arte come strumenti di riconciliazione. Il tentativo è quello di superare il sentimento di una tragedia epocale che ha distrutto vite e orizzonti, elaborandola liricamente quella tragedia in un’analisi che non fa prigionieri, nell’interpretazione del presente e del fu­turo, nel segno delle rispettive Storie e Tradizioni. Non si può prescindere da questo dato e dall’effetto che esso suscita nella sensibilità del poietes, di colui che fa nascere qualcosa all’Esistenza, di colui che crea l’opera. Se la creatività della poesia nei Balcani non può non ricondursi all’esperienza di un male di vivere che è soggetto e oggetto della riflessione profonda di questi poeti, essa si costituisce in bellezza del fare che restituisce umanità all’uomo disumanizzato.

I poeti, donne e uomini delle terre dei Balcani occidentali, hanno biografie che, come le loro poesie,tendono a un atto liberatorio di denuncia, sem­pre discorso intorno al mondo e dialogo con il mondo: denuncia della di­sumanizzazione e la nuda e cruda sua espressione allo scoperto dello sguardo di chi vuol vedere questo transito della storia. Poeti che assieme alle loro comunità sociali e politiche si trovano oggi nel mezzo di una transi­zione.

Paolo Maria Rocco



La pietra focaia dei Balcani

È trascorso molto tempo dall'ultima pubblicazione di un'Antologia che potesse registrare al suo interno una selezione accurata e critica di poeti balcanici. Per quanto l'Arte possa e debba prendere corpo esclusivamente da principi creativi, abbiamo pensato a una geografia quasi dimenticata per la quale l'aver posto l'accento sul concetto di identità negli ultimi decenni ha prodotto, in linea di principio, solo distruzione. In questo senso, questa Antologia dovrebbe essere, nelle nostre intenzioni, più interessante e più intrigante di altre.

La selezione degli scritti che presentiamo non può far sorgere dubbi riguardo al valore dell'autenticità e riguardo al fatto secondo cuiil loro lavoro sia originato da un'esigenza necessaria di elevare l'espressione artistica del linguaggio e del milieu anche nel trattare i comuni, più semplici problemi quotidiani: degni di attingere alla Creazione, perché la creatività è il segno distintivo di questi poeti e della direzione della loro percezione, di quel “sto imparando a vedere” del Malte Laurids Brigge di rilkiana memoria:

… Perché i versi non sono, come si crede, sentimenti (che si hanno abbastanza presto) – sono esperienze. Per un solo verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna sentire come volano gli uccelli, e sapere i movimenti con cui i piccoli fiori s’aprono il mattino. Bisogna poter ripensare a cammini in contrade sconosciute, a incontri inattesi, e ad addii che si vedevano da tanto in arrivo, (…) a giorni in stanze quiete e raccolte, e a mattini sul mare, al mare, ai mari, a notti di viaggio che frusciavano via alte e volavano con tutte le stelle – e non è ancora abbastanza, bisogna avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra (…). Ma occorre anche essere stati vicino ai moribondi, essere stati seduti accanto a dei morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori che entrano a folate. E non basta neppure avere ricordi (…) Perché neppure i ricordi sono ancora esperienze. Solo quando essi diventano in noi sangue, sguardo, gesto, anonimi e indistinguibili da noi, soltanto allora può succedere che la prima parola di un verso, in un’ora rarissima, s’alzi ed esca dal loro centro…

Emir Sokolović




I Poeti

Nataša Butinar

George Nina Elian

Alden Idris

Tode Ilievski

Norica Isac

Slobodan Ivanović

Zlatko Kraljić

Marko Kravos

Luljeta Lleshanaku

Borut Petrovič Vernikov

Dušan Pirc

Vid Sagadin Žigon

Fahredin Shehu

Goran Simić

Emir Sokolović

Marin Tudor

Almir Zalihić

Visar Zhiti




Traduzioni in lingua italiana di:

Darja Betocchi

Nataša Butinar

Alessia Doda

Miodrag Mica Golubović

Alden Idris

George Nina Elian

Paolo Maria Rocco

Giacomo Scotti

Rosangela Sportelli

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