Princesse Amande - Lucie Delarue-Mardrus

Cod. Art. 978-88-9382-047-9
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Nota del traduttore

Lucie Delarue-Mardrus nacque a Honfleur, un piccolo paese che si affaccia sulle coste dell’oceano Atlantico, nella regione della Normandia, il 3 novembre 1874.

Fu la settima e ultima figlia di Georges Delarue, avvocato (figlio lui stesso di un avvocato di Rouen) e di Marie Janez, che dopo essere rimasta vedova del primo marito, a 21 anni, si risposò con Georges Delarue.

Lucie, soprannominata Princesse Amande per la sua straordinaria bellezza, ricevette un’istruzione estremamente scrupolosa grazie alla buona posizione sociale di cui godeva la famiglia, e presto si appassionò all’arte e alla poesia.

Fu poetessa, scrittrice, traduttrice, scultrice e pittrice molto prolifica.

Lasciò più di settanta romanzi, undici raccolte di poesie (tra cui una raccolta antologica e una postuma), alcuni saggi, cinque biografie, un’autobiografia, (Mémoires, 1938), due tragedie teatrali, (Sapho désespérée, 1906, e Prêtresse de Tanit, 1909) e vari articoli di critica letteraria e artistica. Della sua vasta produzione si ricordano soprattutto i romanzi: Marie, fille mère (1908); Le Roman de six petites filles (1909), (trasposizione cinematografica italiana di Mario Bonnard del 1920, dal titolo: “L’istitutrice di sei bambine”, con Paolo Boetschy, Elsa d’Auro Mimi e Fernando Ribacchi); L’acharnée (1910); Deux amants (1917); L’ex-voto (1922); Roberte (1937); e le raccolte di poesie: Occident (1901); Ferveur (1902); Horizons (1905); La Figure de proue (1908); Les Sept Douleurs d’octobre (1930); Temps présent (1939).

Dopo che i suoi genitori non acconsentirono alla proposta di matrimonio che aveva ricevuto dal noto militare e diplomatico Philippe Pétain (1856-1951), Lucie sposò il medico e orientalista Joseph-Charles Mardrus, celebre per aver tradotto - dal 1898 al 1904, incoraggiato da Stéphane Mallarmé - una nuova versione de “Le Mille e una Notte” in sedici volumi, composti da 116 racconti, in una prospettiva più seducente ed erotica. L’amore per l’arte e per la poesia fu la ragione che fece incontrare i due.

Il matrimonio, celebrato il 5 giugno del 1900, durò 15 anni, e sebbene costellato da continue ispirazioni, innumerevoli amicizie e viaggi in Tunisia, Algeria, Marocco, Siria, Egitto, Turchia e Italia, presto diventò una mera unione di facciata, perché nel frattempo Lucie scoprì di essere attratta irresistibilmente dall’universo femminile. Oltre a ciò, Joseph-Charles Mardrus si era stancato di vivere nell’ombra di sua moglie, stimata negli ambienti letterari parigini da molti artisti e intellettuali dell’epoca (tra i quali André Gide), e si allontanò da lei quando conobbe la giovane antiquaria Gabrielle Bralant, ribattezzata da lui stesso “Cobrette”, che sarebbe diventata la sua seconda moglie.

Dopo la separazione avvenuta nel 1915, Lucie si trasferì definitivamente a Parigi dove si legò intimamente a donne molto influenti come la poetessa americana Natalie Barney, la pittrice Romaine Brooks e la cantante Germaine de Castro, quest’ultima di origini ebree, costretta a fuggire dalle persecuzioni della Gestapo durante la Seconda Guerra Mondiale e a rompere bruscamente il legame amoroso che aveva stretto con Lucie.

Lucie Delarue-Mardrus divenne nota per la sua vita sregolata e chiassosa, per la sua riconosciuta opera poetica e letteraria e per la sua arte scultorea, per la quale organizzò conferenze e mostre, oltre che in Francia, anche in Brasile e nella Penisola Scandinava. La sua vita fu tempestata anche da profondi dolori dovuti alla perdita dei genitori e delle due sorelle, Georgina e Charlotte, a cavallo delle due guerre mondiali.

All’insorgere della Seconda Guerra Mondiale, ridotta in miseria e costretta a realizzare bambole per mantenersi, dovette vendere tutti i suoi beni e ritirarsi in una piccola casa a Château-Gontier, un piccolo comune nei pressi di Nantes, dove sola, smagrita, profondamente afflitta da artrosi e semi-inferma, morì a mezzanotte del 26 aprile del 1945, all’età di 70 anni. Fu sepolta ad Honfleur, sua città natale, nel cimitero di Sainte-Catherine.

Emilio Capaccio

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